CinePhilo

Recensioni cinematografiche

#CineHot: Blade Runner 2049 (2017) — Ma gli androidi sognano sequel perfetti?

Se ci si proponesse di individuare dei topoi nella rosa delle produzioni tele-cinematografiche contemporanee, verrebbe immediatamente in luce la tendenza, in voga soprattutto negli ultimissimi anni, a riprendere brand e progetti risalenti al periodo 80-90; a cominciare dai tentativi di rilancio più velleitari e spudoratamente commerciali –si pensi al nuovo Ghostbusters o alla svilente trasposizione live-action di Ghost in the Shell–, passando per operazioni più compiaciute e ricche di fanservice –tra cui spicca il buon Sam Raimi con Ash vs Evil Dead– e arrivando infine a prosecuzioni d’autore vere e proprie –è il caso Mad Max: Fury Road e della terza stagione di Twin Peaks–. Archiviati il retrò e il vintage in senso stretto, il comune denominatore stilistico di questi nuovi anni dieci sembrerebbe riassumibile, nel bene e nel male, nella parola-chiave nostalgia.

Read More

#GenderTroubles: Broadchurch (terza stagione, 2017): non vittime, ma protagoniste.

“If you’ve been affected by issues raised in this episode of Broadchurch, you can visit itv.com/advice for support and information”.

La confortante e sollecita voce fuori campo recita queste parole alla fine di ogni episodio della terza stagione della serie di argomento poliziesco Broadchurch, andata in onda sulla TV britannica la scorsa primavera sul canale ITV. Cosa interessante: la voce fuori campo di cui sopra è, alternativamente, femminile o maschile, perché non si abbia l’impressione che le problematiche (di genere) sollevate nella serie chiamino in causa le donne soltanto. Colgo lo spunto fornito da Benedetta Magro nel suo articolo per analizzare il modo in cui Broadchurch affronta i temi della violenza sessuale e della cosiddetta “cultura dello stupro”, con un approfondimento finale sulla posizione dei personaggi maschili in una cornice narrativa così costruita.

Read More

#SerialKiller: Twin Peaks season 3 – Nell’oscurità di un futuro passato

Agli albori degli anni ‘90, decade fervida e acclamata per la serialità televisiva, l’America del piccolo schermo si è brutalmente trovata di fronte a un potenziale game changer; proprio in quel periodo iniziava infatti la trasmissione di quella che, ancora oggi, è ritenuta a furor di pubblico come una delle più importanti serie TV mai realizzate, ossia Twin Peaks. La produzione ABC, nonostante ebbe una vita estremamente breve –poco più di un anno di messa in onda–, riuscì immediatamente a far breccia nell’audience televisivo e a diventare, piuttosto che un banale spettacolo di successo, un vero e proprio fenomeno di culto, influendo in maniera incisiva nell’immaginario pop post-ottantiano. La storia dell’omicidio di Laura Palmer rimane un cocktail squisito per gli occhi di chi guarda, un lento e contorto svelarsi di –sempre meno– piccoli e –sempre più– morbosi misteri, a cavallo tra la parodia e il sogno, collocati in una realtà ricca di orrore eppure in continua tensione verso il sovrannaturale. A questo punto è d’obbligo porsi la seguente questione: la televisione contemporanea è quindi figlia di Twin Peaks? La risposta, sorprendentemente, è no: non lo è affatto.

Read More

Quattro chiacchiere con Ezio Leoni di Tycoon Distribution

Per iniziare: Perché nasce Tycoon Distribution?

Per passione. Sia io [Ezio Leoni] che Giovanni [Martini ndr.], andando in alcuni festival italiani e stranieri, abbiamo visto che spesso molti film interessanti non uscivano da noi in Italia. Tycoon Distribution nasce proprio per dare spazio a prodotti che non ne avrebbero.
Con Mister Universo siamo partiti, poi abbiamo preso Tanna e un altro film che uscirà tra settembre e ottobre.
Tycoon Distribution nasce come spin-off di un circolo di cultura cinematografica, The Last Tycoon attivo dal 1997 a Padova.

Come avete recuperato i fondi per partire?

Non c’è un’agenzia vera e propria, né un capitale sociale, c’è solo ciò che il circolo riesce a mettere che viene investito completamente nell’acquisire film.
I costi di acquisizione e distribuzione sono alti e non riusciamo a uscire in tante sale (circa 10 sia con Mister Universo e Tanna).
Il circolo non è a scopo di lucro per cui tutti i fondi che superano il pareggio di bilancio sono finiti nelle spese della casa di distribuzione e per ora siamo abbastanza in paro con le spese.
Noi facciamo soldi per fare cultura, non cultura per fare soldi, come è ben esemplificato da una citazione di Majakovskij che si ritrova nel nostro sito e che apprezzo molto: “Per voi il cinema è spettacolo, per me è quasi una concezione del mondo”.
Siamo tutti volontari, il circolo, a parte l’operatore del cinema, non ha dipendenti a stipendio fisso, soltanto collaborazioni occasionali; per ciò che riguarda la casa di distribuzione la situazione è molto simile.

Bene, allora facciamo un ulteriore passo indietro: perché negli anni ’90 è nato il circolo The Last Tycoon?

Il circolo è nato negli anni ’90 quando abbiamo preso in gestione la monosala parrochiale del cinema Torresino. Le sale parrochiali per legge non possono essere affidate in gestione a un privato, è servito dunque costituirsi come associazione. Quando il cinema Lux si è trovato in una situazione economica difficile lo abbiamo acquisito ed è stato particolarmente bello avere due sale che lavoravano in parallelo con la stessa tessera sociale.
Quando il Torresino è stato chiuso nel settembre 2012 per tutta una serie di motivi, come si può evincere dal comunicato emesso online, siamo rimasti solo al Lux.

Sono tre le figure principali che si occupano dell’associazione (film catcher, hunter e blower); quali sono le loro funzioni?

Le prime due figure, inpersonate da Giovanni e me,  si occupano di scovare i film all’interno dei festival. Non mi fido sempre di Giovanni e dei suoi giudizi, ma è sicuramente affidabile nei suoi pareri. Il film blower, Giacomo Ferigioni, è quello che deve “soffiare” i film, ovvero il diffusore, quello che si occupa della distribuzione e della pubblicità tramite i social media.

Infatti, mi sono chiesto vedendo il vostro organigramma: riuscite a gestire tutto in sole tre persone?

A fatica. Bisognerà aggiungere qualcuno che gestisca la parte economica, tenga in ordine le fatture; per ora, visto che stiamo ancora in una fase embrionale, ho preso io tutto il carico di lavoro, ma ho passato mesi d’inferno, quindi a breve bisognerà infoltire l’organico.

Quanto è importante il forte radicamento che avete col territorio, con Padova?

Il circolo e la città aiutano e supportano molto perché conoscono bene sia il circolo che me, fuori da Padova non tanto. La Tycoon Distribution ha avuto una forte risonanza in Veneto quando è nata, ma dopo il primo film, Mister Universo, già con Tanna questa novità è scemata.

Qual è la voce di bilancio più esosa?

Decisamente l’ufficio stampa, con tutto ciò che concerne la pubblicità e gli eventi di promozione dei film. È qualcosa di cui non puoi fare a meno – sono contentissimo di come ha lavorato -, ma allo stesso tempo è una delle spese più gravose all’interno del nostro bilancio e a tale spesa non è corrisposto, almeno per ora, un rientro economico tangibile. Quindi stiamo ragionando se depontenziare l’ufficio stampa, ma perdendo forza e risorse potrebbe non servire più a nulla. Insomma, dobbiamo capire in che modo farlo funzionare altrettanto bene con una spesa inferiore. La prova del nove avverrà a settembre quando faremo uscire il prossimo film, che è un lungometraggio più leggero – My Name is Emily -, che dovrebbe trovare più facilmente una collocazione di pubblico. Mister Universo è stato molto apprezzato dalla critica, ma non ha avuto un gran riscontro di pubblico: è un film difficile e questo è lo stesso motivo che ci ha permesso di prenderlo. Vedremo anche se doppiare My Name is Emily, perché potrebbe aiutare la distribuzione e toccare un pubblico più giovanile, ma questo solo se il doppiaggio aiuta ad arrivare in più sale. In provincia infatti il film doppiato avrebbe qualche facilitazione a uscire, ma se così non fosse diventerebbe solo un costo aggiuntivo – doppiare un film costa dai 15. 000 ai 20.000 euro, mentre sottotitolare costa molto meno tra i 1.500 e i 2.000. Il doppiaggio infine è utile anche per la distribuzione in televisione, anzi se non lo doppi non te lo compra nessuno.

Qual è la vostra situazione attuale, avete altri film in prossima uscita? Che tipo di programmazione avevate pensato?

Avevo pensato di uscire con Tanna a settembre e poi con My Name is Emily a febbraio, tuttavia tutti gli addetti ai lavori ci hanno consigliato di accorciare i tempi perché era candidato agli Oscar e così ci siamo ritrovati a far uscire due film in due mesi, che è un qualcosa di impensabile per una casa di distribuzione piccola come siamo noi. Allo stesso tempo questa uscita in anticipo ci ha, come è ovvio, fatto bruciare più velocemente e ha comportato a sua volta l’uscita anticipata anche di My Name is Emily.

Far uscire un film a marzo e uno ad aprile poi è stata un’operazione caratterizzata da un problema strutturale che non abbiamo fatto in tempo a risolvere: non siamo riusciti a far uscire Tanna in più sale. Nel caso di Mister Universo erano dieci e sono rimaste dello stesso numero per Tanna; questo è un peccato perché quest’ultimo è un film decisamente più accessibile e appetibile per il pubblico. Poche sale erano senz’altro giustificate per Mister Universo, un film difficile, d’alta qualità e non facilmente digeribile da un pubblico generalizzato, tuttavia Tanna avrebbe meritato, per la sua maggiore fruibilità e per la risonanza avuta grazie alla nomination all’Oscar, più sale e spero infatti che venga recuperato dai cinema andando avanti e inserito nelle rassegne estive. Stiamo lavorando sull’ampliare il nostro giro di sale per dare maggiore visibilità e diffusione ai nostri film; entrare nel Circuito Cinema è fuori dalle nostre possibilità perché solo l’ingresso costa oltre 15.000 euro, ben oltre il nostro budget. Noi speravamo che molte piccole sale si “svegliassero” e accogliessero le nostre proposte, tuttavia anche queste sale più piccole quando hanno un titolo grosso ad alto budget lo prendono e lo tengono su perché giustamente il cinema è cultura, ma anche merce per cui bisogna tenere conto di esigenze economiche. Ovviamente se non vai oltre i 40 paganti già il solo investimento di uscire in quella sala è negativo, al Lux infatti siamo andati molto bene. Usciamo perlopiù in monosale, queste di solito per sopravvivere fanno quando possono la multiprogrammazione e questo talvolta relega alcuni film in fasce orarie poco comode o con poca visibilità. È un aiuto alla sala, ma potrebbe non essere d’aiuto al film. Talvolta, per esempio, è il tempo che ti aiuta casualmente rendendo uno spettacolo ex ante poco appetibile e trasformandolo invece in uno altamente riuscito e remunerativo.

Cosa pensi dell’iniziativa terminata da poco [l’intervista risale al 18/05/17  ndr.] “Cinema 2day”?

Inizialmente sembrava una cosa molto buona, però ha portato con sé molte contraddizioni. Alcune sale seguono l’iniziativa estendendola a tutte le proiezioni, altre solo a una o due insomma a quei film che stanno sparendo dalla programmazione. In Veneto poi quest’iniziativa si sovrappone a una patrocinata dalla Regione che permette di andare al cinema, il martedì, a 3 euro. Di fatto il cinema 2day si sovrappone a quest’ultima costituendone un doppione che per i cinema è meno efficace. Infatti nel caso dell’iniziativa regionale gli esercenti ricevono dalla Regione Veneto stessa la differenza tra il prezzo del biglietto intero e la tariffa agevolata, mantenendo di fatto la stessa entrata in termini economici; così non è nel caso del cinema2day. In prima battuta la novità ha portato parecchi nuovi spettatori, ma subito si è visto che nei giorni prima e dopo la promozione le sale registravano pochi, se non pochissimi, paganti: tutti andavano nel giorno dell’offerta. L’iniziativa infatti non ha comportato, come sarebbe stato lecito aspettarsi, che si creasse un certo grado di fidelizzazione negli spettatori, ovvero che si riuscisse a richiamare al cinema quegli utenti che vanno meno. E anzi tutto ciò ha portato paradossalmente a una svalutazione generalizzata del cinema nell’immaginario comune. Le monosale sono state lasciate in balia di se stesse dal momento che l’informazione – sulle promozioni, eventi etc… – è abbastanza generalizzata e dall’altro lato non si riesce a fidelizzare il pubblico e ad abituarlo a delle promozioni che noi mettiamo in atto ogni settimana. Ad esempio noi facciamo il martedì a 3 euro anche quando non c’è quello organizzato dalla Regione Veneto, ma ancora facciamo fatica a diffondere questa notizia al pubblico.

Dando un’occhiata al vostro sito ho notato che diverse particolarità, ad esempio è ricco di approfondimenti sui film. Da dove deriva questa peculiarità?

Il sito del Lux è diverso dagli altri perché facciamo non solo la programmazione settimanale, Movie Connection funge anche da grande database – uno dei più antichi siti di cinema italiani -, ci sono le schede di moltissimi film (circa 3000), ma a differenza di mymovies.it o cinematografo.it è rimasto sempre amatoriale. Purtroppo è molto meno conosciuto e frequentato però il meccanismo è quello di instaurare una forte relazione e connessione tra la parte culturale e quella informativa. Questo è però frutto del peculiare statuto del Lux, che non è solo cinema, ma primariamente associazione culturale, e proprio alla luce di quest’ultima peculiarità si propone di veicolare cultura e non solo di vendere un prodotto cinematografico. Per esempio a breve usciamo con Orecchie, la scheda ce l’avevamo già pronta – il lungometraggio è stato infatti presentato a Venezia 73 ed è lì che l’abbiamo visionato – e questo fatto aiuta e supporta la programmazione perché permette ai potenziali spettatori di avere, unitamente con gli orari di proiezione, una presentazione del film che non si limita a ripercorrere e riassumere la trama dando anche un breve giudizio critico.

Le stelle di Celi?

È un film di una regista amatoriale, Lucia Zanettin, prima di questo ha girato Il fronte di fronte, ambientato in una valle trentina durante la Prima Guerra Mondiale e selezionato dal Trento Film Festival. Le Stelle di Celi è la storia di un grande sciatore italiano che durante la preparazione per le olimpiadi si è perso nel bosco ed è stato costretto a farsi amputare le gambe. Uscirà non in distribuzione classica, ma solo per pochi eventi selezionati.

Come mai Tycoon Distribution?

La scena del nichelino ripresa da Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon in originale) di Elia Kazan che funge un po’ da sintesi sul senso del cinema, ovvero non è importante avere un buon contenuto, la storia, ma è altrettanto importante come essa viene raccontata e venduta a chi l’ascolta e la vede. È lo stile che crea il senso.

Qual è il tuo giudizio su Padova sia come realtà studentesca che come bacino culturale?

Per essere una città universitaria risponde troppo poco. Molti eventi funzionano molto bene il primo giorno, ma già qualche giorno dopo registrano un forte calo.

Con questa domanda è tutto, ti ringrazio della chiacchierata.

 

Qui in fondo lascio le informazioni principali di Tycoon Distribution:

via Cesare Battisti, 88, 35121, Padova (PD);
+39 049 751894
www.tycoondistribution.it
tycoondistribution@gmail.com

Una gita al lago: racconti dal festival del cinema d’animazione di Annecy pt. 1

Locandina del Festival e Mercato Internazionale del Cinema d’animazione

Anche quest’anno, dal 12 al 17 Giugno, uno dei principali appuntamenti per gli amanti del cinema d’animazione ha avuto luogo.

La località in cui il festival si è svolto è magnifica, a questo giudizio contribuisce in maniera decisiva il lago incastonato tra piccoli rilievi pieni di rigogliosa vegetazione; questi elementi – com’è facile prevedere – regalano scorci per delle foto ricordo e ampi spazi dove accasciarsi a riposare per trovare un po’ di refrigerio. La temperatura infatti è stata molto alta anche qui nel dipartimento dell’Alta Savoia – che ha come capoluogo proprio Annecy -, appartenente alla regione Ivernia-Rodano-Alpi nel sud della Francia, vicinissimo alla Svizzera – Ginevra è veramente a un passo – e all’Italia. Arrivare da Torino (come nel mio caso) è stato abbastanza semplice e veloce, anche se sono riuscito comunque a sbagliare strada. Ciò ha dato luogo a una piccola disavventura linguistica e non, ma questa è un’altra storia.

Qui si tratterà più di corse pazze e spostamenti leggiadri e calcolati da una sala all’altra, da uno spettacolo all’altro.

Read More

#cineBIT: Duel (1971)

È il novembre del 1971: la serie antologica ABC Movie of the Week ospita al proprio interno Duel, esordio del regista ventiquattrenne Steven Spielberg, e tratto da un racconto dello scrittore Richard Matheson. Il film, realizzato in soli tredici giorni e con un budget di appena 450mila dollari, apre immediatamente al giovane regista le porte del Vecchio Continente: Duel è quindi portato a novanta minuti di durata per poter uscire nelle sale, e il nome del regista inizia a circolare tra gli addetti ai lavori.

Read More

#GenderTroubles: The Kids Are Alright (2010). La normalizzazione del queer.

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) in una scena di The Kids Are Alright, per la regia di Lisa Cholodenko

– Look, I’m sorry, I feel like I’m carrying the load here.
– Yeah, ‘cause that’s the way you like it, so you keep control.
– What are you talking about?
– Come on, you hated it when I worked. You wanted me at home, taking care of the kids – you wanted a wife!

A prima vista, un dialogo del genere sembrerebbe tratto da un litigio coniugale come se ne sentono tanti: i ritmi di una vita stressante, la noia, la frustrazione, al momento meno opportuno si manifestano in modo distruttivo nella vita di coppia, scatenando rancori e sensi di colpa. Cambierebbe qualcosa se vi dicessi che a pronunciare queste battute sul grande schermo sia stata una coppia lesbica?

The Kids Are Alright (2010, uscito in Italia con il titolo I ragazzi stanno bene), è uno spaccato di vita familiare realistico e al tempo stesso innovativo, che, con i toni leggeri di una commedia, affronta temi importanti con delicatezza e sensibilità. Jules e Nic sono sposate con due figli, dai nomi estrosi di Joni e Laser, concepiti tramite inseminazione artificiale. Quando Joni, la figlia maggiore, compie diciotto anni, il fratello la convince a contattare la banca del seme per conoscere il loro padre biologico. Così i due incontrano Paul, un ristoratore con la passione per le donne e il buon vino, che entrerà, nonostante le ritrosie delle genitrici, nel loro ménage famigliare… con conseguenze disastrose. Il film si è guadagnato due Golden Globe e quattro nomination agli Oscar, come miglior film, miglior sceneggiatura originale, migliore attrice protagonista per Annette Bening e miglior attore non protagonista per Mark Ruffalo.

Read More

#cineOS: Kill the white collar crime softly

Extract from Driver by Nicolas Winding Refn

Do you feel the bad guys reap what they sow? Usually, media conventions on plot development, or tropes, establish the baddie will receive its punishment, one way or another, after the good guys “win” on whatever conflict they were facing. Recent decades, however, have seen a shift on the consideration of a villain, rising its importance to the story as the same level of the protagonist (Miles, 2015). TV shows such as Los Soprano, House of Cards, Breaking Bad, or Dexter feature villains as main characters. Importantly, though, is how their arc develops during the course of the plot. Beforehand, there was a moralizing intention, meaning that stories featured villains doomed by their actions at the end (Marqués, 2016). However, modern media disregards this motivation in favour of a “realistic” portrayal of crime and evil (TV tropes). Nowadays, the villain is able to escape “karma” and gets no punishment from his actions. This shift permeates as well in other genres apart from TV dramas, and can also be seen in movies and literature.

Read More

#cineBIT: Il piccolo principe (Mark Osborne – 2015)

vlcsnap-2017-05-21-18h20m30s013

Il piccolo principe di Mark Osborne (2015) è un bel film ignorato dalla grande critica, come spesso accade per molti lavori provenienti oltralpe, dalle case di produzione francesi (a mio parere le migliori d’Europa).
Riportare il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry del 1943, ormai classico dell’immaginario di grandi e bambini, in ogni angolo del mondo, non era assolutamente facile, così come accade quando si va a trasformare in materiale cinematografico un famoso testo scritto. La Walt Disney è maestra in queste operazioni e nonostante ciò, spesso finisce nelle spire di critici improvvisati e non, i quali pretenderebbero più fedeltà.

Read More

#cineSPECIAL: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza (2014) di Roy Andersson – la stravagante strada del quotidiano

A volte usciamo dalla sala e l’unica parola che riusciamo a spiccicare è “strano”. Anzi, sarebbe meglio utilizzare il maiuscolo: “STRANO“. Quale aggettivo meglio di questo può descrivere il bizzarro, controverso, assurdo “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” di Roy Andersson? A cominciare dal titolo, l’opera del regista svedese lascia incuriositi e perplessi. Delle tante interpretazioni che sono state date al piccione, che peraltro compare una sola volta nei primi minuti della pellicola, mi permetto di adottare la sola che non mi lasci più stranito di quanto non lo faccia già il film in sé e per sé. Credo che il senso sia: l’immagine irenica di un pennuto immerso nella natura ci induce a pensare che debba meditare su qualcosa di profondo, ma probabilmente sta solo riposando; allo stesso modo lo schermo cinematografico propone una sequenza di fotogrammi evocativi e noi che guardiamo ci arrovelliamo a decifrarli arrischiandoci in pericolosissime elucubrazioni alla ricerca di un significato che spesso semplicemente non c’è. Un piccione è un piccione, sembra dirci Andersson. Tautologia banalissima, che tuttavia gli è valsa il Leone d’oro a Venezia tre anni fa. Questo perché il messaggio passa attraverso una modalità insolita nel cinema di tutti i tempi: la presa in giro (viva gli eufemismi!) dello spettatore.

Read More

Page 1 of 14

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén