Scena del film Les amours imaginaires (2010) di Xavier Dolan

Quando penso a Truffaut, detto intra nos, penso molto raramente a Jules et Jim (1962); immediatamente mi sovvengono Les 400 coups (1959) ed i film successivi incentrati sulla figura di Antoine Doinel, poi L’homme qui aimait les femmes (1977), La nuit américaine (1973) e solo allora mi ricordo di Jules et Jim. Non perché gli manchi qualcosa, lungi da me una tale affermazione, ma solo perché agli altri lego un valore affettivo che probabilmente in Jules et Jim è venuto a mancare. Quello che di Jules et Jim colpisce, tuttavia, è l’originalità che Truffaut riesce a conferire al tema trito e ritrito del triangolo amoroso. La stessa originalità che ho ritrovato in Les amours imaginaires (2010) di Xavier Dolan e che ha sancito l’ingresso del regista canadese nel mio personalissimo olimpo cinematografico.

Dolan è giovanissimo, ha (quasi) ventisette anni, cinque film alle spalle e pure due videoclip (tra cui Hello di Adele. Sì, avete capito bene, sappiate che l’ho appena scoperto anche io ed ho rischiato un colpo apoplettico). Les amours imaginaires è il suo secondo lungometraggio e lo vede ancora una volta in veste di attore – oltre che di regista e sceneggiatore. Il film racconta dell’infatuazione di due amici, Marie e Francis (Dolan), nei confronti dello stesso ragazzo, Nicolas. Al filone della vicenda si inframmezzano interviste e testimonianze sull’amore e sulle relazioni sentimentali.Un avvertimento importante: non aspettatevi aforismi o dialoghi sui massimi sistemi; Xavier Dolan non è questo. Non vi toccherà sciropparvi scambi di battute intrise di glucosio o massime filosofiche. I dialoghi sono ridotti all’osso, minimali e spesso confusi. Spesso sono pieni di cliché; Marie è la classica intellettualoide vintage nichilista, mentre Francis è un omosessuale sensibile e a tratti insicuro con ottimi gusti in fatto di moda. La vera figura enigmatica è Nicolas: narciso, esibizionista e dotato di una (falsa) ingenuità disarmante, di lui non conosciamo pressoché nulla. Non dice mai una parola di troppo e non si sbilancia mai in modo asimmetrico. Il film è come se iniziasse in medias res; non abbiamo alcun tipo di indizio sulla profondità e sull’intensità del rapporto che intercorre tra Marie e Francis. Li vediamo ogni tanto al telefono, talvolta intenti a fare shopping assieme. Quello che seguiamo passo passo, invece, è il rapporto Marie-Nicolas e Francis-Nicolas; rapporto fatto di non-detti, di sorrisi impacciati, di approcci imbarazzati, sottolineato da riprese in slow motion e da una colonna sonora particolarmente interessante ed evocativa (si passa da Bang bang di Dalida alla Suite per Violoncello n. 1 di Bach, attraverso i The Knife, gli House of Pain e i The Police).Tuttavia, ed è qui che risiede la potenza narrativa di Les amours imaginaires, noi non possiamo fare a meno di empatizzare tanto con Marie quanto con Francis, senza riuscire a decidere da che parte debba piegarsi l’ago della bilancia, fino al tanto agognato epilogo.Les amours imaginaires è un film che nella propria semplicità riesce ad evocare sensazioni e sentimenti complessi, come la competitività taciuta, il grosso punto interrogativo dell’orientamento sessuale di chi ci sta di fronte, la paura di esporsi ed il gettare al vento parole d’amore. L’uso magistrale dei colori e l’originalità di certe scene (vedi Scena del film, poco più su), rendono Les amours imaginaires una piccola perla contemporanea, una sorta di eco alla Jules et Jim ma radicalmente anticonvenzionale.

Benedetta Magro