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#cineHOT: Ave Cesare, quando la censura era di moda

Scena del film Hail, Caesar! (2016) dei Fratelli Coen
Hollywood negli anni ‘50 era una fabbrica di sogni decisamente differente da quella di oggi. Vigeva il codice Hays, una regolamento censoreo che tutti i produttori cinematografici dovevano rispettare. Scordatevi la fascinazione del negativo, gli outsider, la violenza esplicita, sesso, droga e rock ‘n’ roll. Sostituite con: personaggi positivi granitici, eroi biblici e cowboy senza macchia. Queste sono le regole del mondo in cui si muove Eddie Mannix, problem solver della Capital Pictures, il protagonista di Ave Cesare, l’ultima pellicola dei fratelli Coen.

Ma Eddie Mannix (un Josh Brolin del tutto a suo agio nei panni del Mister Wolf della major) oltre a barcamenarsi tra le proteste dei rappresentanti delle religioni monoteiste e le indicazioni dei suoi superiori di New York, passa gran parte del suo tempo a risolvere i problemi delle star, e i problemi delle star non hanno tempo, non importa quale censura sia in vigore: droga, festini, sbornie, tradimenti, gravidanze impreviste… Questo è il pane quotidiano di Eddie, imperturbabile davanti alle nefandezze delle stelle di Hollywood, disposto a tutto pur di salvarne le apparenze di decenza e moralità davanti all’opinione pubblica. Quando Baird Whitlock (George Clooney), star di punta della Capital Pictures, viene rapito dal set di un peplum togato, toccherà a Eddie Mannix risolvere la cosa prima che ne vengano a conoscenza la stampa e i suoi superiori.
Tuttavia il problema di Eddie Mannix non riguarda soltanto la scomparsa di una celebrità, né la riunione degli sceneggiatori comunisti in una specie di grottesco quanto innocuo fronte della liberazione. Dal primo minuto di film si può immaginare che Eddie troverà la star scomparsa e che le riprese del peplumpotranno finalmente terminare. L’aspetto di detectionpura viene diluito dai fratelli Coen in un cocktaildi musical marinareschi con Channing Tatum primo ballerino, una superstar dei western totalmente incapace di recitare e una doppia Tilda Swinton a caccia di gossip.
Il vero nodo che il nostro eroe è chiamato a sciogliere riguarda infatti la sua posizione nel mondo, la sua vocazione: a Eddie viene fatta un’offerta professionale che non si può rifiutare, un lavoro tranquillo e pagato bene come dirigente di una multinazionale. Il conflitto interiore del protagonista si rivela ben più interessante della linea narrativa principale: da una parte c’è un lavoro che non ti permette di cenare con tuo figlio, che ti mette in condizione di dover mentire, fare carte false, inseguire degli adolescenti troppo cresciuti per le vie di Los Angeles… Dall’altra un lavoro più tranquillo, in un businesssolido, senza imprevisti o orari proibitivi. Cosa sceglierà Eddie Mannix, alla fine della caccia alla star?

I fratelli Coen mostrano con la loro solita leggerezza erudita le eterne contraddizioni del mondo hollywoodiano, mettendole sul piatto della bilancia assieme alla passione e alla dedizione per il cinema (e per estensione, tutte le arti liberali): è meglio vivere una vita bella o una vita utile? Chiedete a Eddie Mannix.
Tommaso Cardinale

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1 Comment

  1. Personalmente ho trovato molto pregnante la metafora della barca con il biondo leader a prua, mentre a remare è il popolo (in questo caso l'intellighenzia). Come dire: “Siamo tutti sulla stessa barca, ma qualcuno è più capitano degli altri”, parafrasando 'La fattoria degli animali' di Orwell. Una vignetta del comunismo ortodosso, filtrato dallo humor dei Cohen.

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