Non solo Spiderman. New York è abbastanza grande da far spazio ad altri supereroi, e Netflix ha deciso di approfittarne sviluppando serialmente alcuni volti meno noti della Marvel: Jessica Jones, Luke Cage, Frank Castle (The Punisher, di cui ti prego di non guardare mai il film) e Matt Murdock (Daredevil, di cui ti prego di… vabbè dai è molto meglio di The Punisher, e poi c’è Ben Affleck). Rispetto ai personaggi cinematografici e “supervisionati” da mamma Disney (dunque escludi da questa categoria Deadpool), quelli appena citati si contraddistinguono per essere leggermente più al limite, portatori di una moralità che viene sempre messa in discussione, internamente ed esternamente. Come già osservato in un articolo ben più interessante di questo, le major stanno adattando la fruizione seriale anche al grande schermo, ma per raccontare delle storie appassionanti e allo stesso momento familiari non c’è niente di meglio di una decina di puntate da un’ora ciascuna.

Pausa pranzo per supereroi ordinari: Daredevil e Luke Cage
L’AVVOCATO E IL DIAVOLO


Matt Murdock è un giovane e brillante avvocato di Hell’s Kitchen, il cuore pulsante di Manhattan. Non vedente da quando era un ragazzino a causa di un incidente, orfano, difensore degli ultimi, di solito lui e il suo migliore amico nonché socio Foggy Nelson vengono ricompensati in generi alimentari per i servizi legali resi. Lo studio Nelson e Murdock cura gli interessi dei poveri e degli sfruttati, sia perché è una realtà appena nata, sia per vocazione: sarà la dedizione dei due avvocati e della loro segretaria a farli scontrare, nella prima stagione, con le macchinazioni criminali del temibile Wilson Fisk.


Il Diavolo di Hell’s Kitchen è un vigilante mascherato che di notte salta da un tetto all’altro della città picchiando duro per mandare all’ospedale i criminali. Non ha super poteri come quelli di un X Men, non è un soldato geneticamente modificato, non ha armi o armature sofisticate. Picchia duro, ma non è un giustiziere: si adopera affinché i cattivi finiscano nelle mani della giustizia, senza porre fine alle loro vite.


Chiaramente il Diavolo di Hell’s Kitchen e Matt Murdock sono la stessa persona, e a differenza di coloro che del supereroismo sono riusciti a farne un mestiere (Iron Man, Capitan America e il loro seguito), gran parte delle energie di Matt sono impiegate nel non far trapelare la propria doppia identità. Laddove il piccolo studio di avvocati non può arrivare, può farcela Daredevil, e viceversa. La tensione drammatica creata dalla sua doppia identità si riverserà sia sul rapporto di amicizia con Foggy e Karen che sulle relazioni amorose di Matt.
Una locandina di Daredevil (2003) con Ben “Sad” Affleck


QUANDO PICCHIARE NON BASTA


Vuoi un po’ di martellata?
Giustizia e Sorte spesso vengono rappresentate come donne bendate, che non vedono. La Giustizia colpisce indistintamente tutti quelli che vengono presentati al suo cospetto, mentre la Sorte colpisce soprattutto chi non se l’aspetta. Ma Daredevil è portatore di un altro punto di vista, bendato anche questo: la fede incrollabile che ciascuna persona sia un mondo infinito e una storia in divenire, per quanto alle volte possa essere terribile, e che questo mondo e questa storia vadano preservati a qualunque costo. In un film della saga di Thor il dio norvegese è alle prese con un male cosmico che risucchia tutto ciò che tocca e si espande costantemente. Fino alla risoluzione del film, Thor e i suoi amici elaborano diversi fantastici piani per debellare questa invincibile minaccia. Il mio cuore aumenta i battiti nel ricordo della fragorosa martellata con la quale Thor distrugge il male cosmico: tutti i piani più complessi cedono il passo ai suoi muscoli e ai suoi capelli. Fortunatamente Daredevil non ha un martello. Ma cosa succede quando Matt si scontra con il dilemma che prima o poi tutti i supereroi affrontano: è lecito uccidere un malvagio se non si riesce a fermarlo in nessun altro modo? Questa è la domanda dalla quale prende le mosse la prima stagione.
BAD DAY


Nella seconda stagione Daredevil è alle prese con un vero e proprio giustiziere che massacra con metodo ed efficacia tutti i malviventi che può: Frank “The Punisher” Castle, letale ex militare in cerca di vendetta. La famiglia di Frank è stata spazzata via durante un regolamento di conti tra gang rivali, e adesso Frank vuole risalire al colpevole, uccidendo tutti coloro che hanno avuto a che fare con la sparatoria. Ma Matt non può permettere che nella sua città si faccia giustizia in questo modo, sebbene la strategia di Frank Castle sia abbastanza efficace: a differenza dei malviventi colpiti da Daredevil, quelli puniti da Frank sicuramente non compieranno più alcuna azione malvagia. Ma nemmeno nessuna azione buona. Quando la storia dell’ex militare viene a galla, Frank avverte Daredevil: “You are just one bad day away from me”. In italiano potrebbe suonare “La differenza tra me e te è solamente un giorno sbagliato”, ma non renderebbe l’idea. Frank Castle qui evoca l’antico argomento della teodicea: perché i buoni vengono puniti e i cattivi la fanno franca? La posizione del Punitore è molto chiara: se avesse subito quello che ha subito lui, Daredevil non sarebbe così attento a non uccidere i criminali. Ma è questa allora la differenza tra un universitario nato e cresciuto in una capitale occidentale e un giovane narcotrafficante nato e cresciuto in una favela? La differenza tra bene e male è legittimata dall’esperienza passata? La brutalità del fatto accaduto mette sempre l’uomo davanti a una scelta, e Daredevil vive costantemente il suo bad day, proprio nella consapevolezza di poter togliere la vita decidendo tuttavia di risparmiarla. Ma non è solo la scelta volontaristica di non togliere la vita, di non superare il limite, che riesce a far andare avanti il diavolo di Hell’s Kitchen.
Hai mai sentito parlare di redenzione? Marvel’s Daredevil parla soprattutto di questo.
Collezione Hell’s Kitchen, estate-inverno