“Qui si mette male”.
Avete presente Occhio di Falco di Aja e Fraction?
Quest’affermazione, per un breve momento, ha fatto capolino nella mia mente mentre concitato e impazzito cercavo di compilare e inviare in tempo la domanda per l’accredito per la Mostra del cinema di Venezia di quest’anno. Era il 7 luglio, a mezzanotte la scadenza e io, ovviamente (non ci vuole un grande sforzo immaginativo), ero in ritardo.
Wifi di fortuna, materiale da inviare salvato su pennetta e dita che turbinano come mai sulla tastiera del pc a cui, in più, si stava anche scaricando la batteria.
Si mette proprio male.
E invece… Risultato finale più che positivo: domanda inviata, tutto finito con addirittura un paio di minuti di anticipo.
Quest’anno le cose le faccio seriamente, per cui: accredito, sistemazione più comoda e vicina alle sedi del Festival e alimentazione e sonno regolari.
Ho davvero avuto la fortuna di avere tutto questo, grazie alla benevolenza altrui, specialmente della mia ragazza, con la quale ho condiviso l’esperienza festivaliera e che ha sopportato la mia (ingombrante) presenza. A lei va un enorme grazie (per questo e altro).


Alcuni mi hanno dato dello scalatore sociale (e non a torto, in effetti), ma posso dire che non è stato voluto, mi è solo andata di culo, ecco. Passare dal campeggio (esperienza al top comunque) – per altro unica sistemazione low cost del Lido in tempo di festival – a un’abitazione a pochi passi dal Movie Village [è il nome della zona principale del festival, in cui si svolgono la maggior parte di eventi, proiezioni etc… ndr] è indubbiamente un salto in avanti in termini di comodità.
Si prende quel che viene, la vita è bella per questo, no? (Ok, forse mi sto facendo prendere la mano. Tanto oramai il lettore dopo venti righe perde la concentrazione, questo significa che nel corpo centrale di uno scritto potrei scriverci anche “cetriolini”, forse non se ne accorge nessuno, forse)

Tirando un po’ le somme, tra l’edizione dell’anno scorso e quella appena passata, posso dire che tendenzialmente la differenza tra accreditati e semplice pubblico è notevole. Il secondo, infatti, ha accesso ad alcuni spettacoli, quelli più interessanti – ma anche piuttosto costosi – della prima serata (di solito in Sala Grande e Palabiennale) e altri, più abbordabili, in sale e orari diversi.
L’evento principale di giornata è senza dubbio lo spettacolo in sala Grande delle 19, poiché, di solito, vede la presentazione di un film in Concorso, con delegazione dello stesso (intendo attori, produttori, registi e, qualche volta, sceneggiatori e tecnici in generale) che sfila sul red carpet; i comuni mortali entrano in sala da un ingresso più defilato. È tuttavia possibile sedersi (abbastanza) vicino alla delegazione chiedendo, al momento dell’acquisto, posti in galleria (la sala è composta da due settori, l’appena menzionata galleria e la platea).
Oltre ai biglietti a pagamento, mettendosi in fila presto davanti alla biglietteria dedicata (in media almeno un’ora prima dell’apertura), è possibile ritirare dei coupon per alcuni specifici spettacoli di sezioni minori (di solito Venezia Classici, Cinema nel Giardino, Settimana Internazionale della Critica e Giornate degli Autori).

Gli accreditati, che si dividono, semplificando un po’, in tre categorie – cinema, industry e press -, invece, hanno accesso fino a esaurimento posti a tutte le proiezioni loro dedicate ed è data loro la possibilità di ritirare biglietti – uno per ogni fascia oraria per accreditato – per due spettacoli della sala Grande, quello delle 17 e delle 22 circa. Quest’opportunità è notevole, infatti, se utilizzata con raziocinio può farti togliere parecchie soddisfazioni; io, per esempio, ho vanamente sperato di incontrare Terrence Malick in sala, ho scambiato fugaci occhiate incuriosite allo splendido vestito di Camilla Diana (attrice nel film “Tommaso”, presentato fuori Concorso ndr) e, infine, incrociato lo scienzato (e “cantante”) giapponese Shin Kubota (di “Spira Mirabilis”, documentario in Concorso) e il regista premiato con il Leone d’oro, Lav Diaz, al termine di una (infinita) proiezione pomeridiana [il suo film dura 3 ore e 46’].
Insomma viviamo in tempi interessanti!
Al prossimo aggiornamento.

 

Livio Setaro