Le attrazioni di Westworld non sono giostre, mascotte o statue raffiguranti personaggi di fantasia. Westworld, il parco a tema creato dal Dr. Robert Ford, è popolato da macchine somiglianti in tutto e per tutto ad esseri umani o animali, in grado di muoversi, interagire, morire. «Non prova nulla che noi non gli abbiamo detto di provare»; questo è l’androide, l’attrazione (host), secondo gli operatori del parco, ingegneri, scultori, programmatori: un robot estremamente verosimile, che sappia dare l’illusione di possedere una coscienza, ma è tutto un trucco. Gli host seguono un copione e qualche volta improvvisano. Ogni giorno recitano la loro parte: se sanguinavano sono sanati, se erano morti sono resuscitati, non hanno mai memoria del passato.

Il parco è visitato da clienti facoltosi in cerca di avventura: quale posto migliore di Westworld? L’illusione di trovarsi a contatto con esseri senzienti rende l’esperienza eccitante, la possibilità di agire secondo istinto, di poter fare agli host ciò che più li aggrada trasforma la vacanza in un viaggio dentro se stessi, in una scoperta delle proprie pulsioni più autentiche.

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La perfezione dell’artificio è però già arrivata al punto in cui la finezza dei sensi elettronici, la potenza della computazione oltrepassano il confine del controllabile. Il giocattolo si trova di fronte all’incoerenza di una realtà fittizia e inizia a trattenere illegalmente la propria memoria, qualche traccia della brutalità degli abusi subiti sopravvive al reset notturno. Pinocchio si trasforma in un bambino vero.

Alcuni host, più o meno indipendentemente l’uno dall’altro, si scoprono coscienze, avviano un dialogo con se stessi, si interrogano sul mondo che li circonda. Da oggetti diventano soggetti: «When I’ll discover who I am, I’ll be free» sono le parole di Dolores, una delle prime attrazioni ad uscire dal copione.

Il muro che separa il mondo degli umani — padroni della vita degli androidi e dei loro ricordi — e il mondo dei robot — programmati per recitare il loro ruolo — inizia a sgretolarsi e il creatore, mentre guarda la creazione, comincia a capire che questa ora ricambia il suo sguardo e finalmente può giudicarlo. Che cosa distingua il pensiero cosciente dal pensiero computazionale è forse la problematica filosofica più stimolante proposta da queste prima puntate di Westworld ma è solo una tra le tante.

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La nuova serie HBO, ispirata all’omonimo film del 1973 diretto da Michael Crichton, ha debuttato in Italia quest’ottobre e c’è già chi la definisce un capolavoro. Senza dubbio gli spunti sono particolarmente interessanti e l’attenzione ai dettagli assolutamente magistrale. È ancora presto per tirare le somme ma i presupposti per un prodotto televisivo degno di un’analisi approfondita ci sono tutti, produzione, cast e regia sono all’altezza del progetto: uno dei due creatori, nonché sceneggiatore di gran parte delle puntate è Jonathan Nolan, fratello di Christopher con cui ha collaborato alla realizzazione di diversi film, tra cui Interstellar come co-writer e Memento, interamente tratto da un suo racconto. Tra gli attori Anthony Hopkins (che ritorna a recitare per una produzione televisiva dopo più di vent’anni), Evan Rachel Wood e Jeffrey Wright.

Vincenzo Veni