“Strange” é in effetti l´aggettivo che meglio descrive l’ultima pellicola della Marvel. Prima di tutto è strano che questo film della Marvel non mi abbia fatto venire voglia di alzarmi dalla bassa e scomoda sediolina blu del cinema Rollberg di Berlino. É un sentimento a cui ho fatto ormai l´abitudine per i film del genere (non tutti, sia ben chiaro); i tedeschi lo chiamano Fremdschämen: quel senso di imbarazzo per un´azione compiuta da qualcun altro a cui si deve assistere, inermi. Si deve perché i film della Marvel costituiscono – che piaccia o no – il mainstream cinematografico americano, quel grande contenitore polarizzato tra un´esplosione reale ma esagerata e un effetto speciale finto ma dalla banalità, appunto, imbarazzante. Doctor Strange – appena uscito nelle sale di tutto il mondo – trova inaspettatamente un posto di rilievo in questa vasta area.

Per prima cosa la computer grafica del film rende molto bene il mondo fantastico del fumetto di Stan Lee, rendendo il tema degli universi paralleli in modo tutt´altro che grossolano – si ricordi masochisticamente lo sconclusionato Jumper – senza confini oppure in ambito Marvel lo stesso Thor, che riesce ad essere pacchiano persino quando il kitsch datato é ormai automaticamente vintage. L´incredibile budget dei Marvel Studios rende graficamente quello che eXistenZ di Cronenberg riusciva solo parzialmente a rappresentare (sebbene in eXistenZ ci sia sicuramente molto di più che uno sforzo estetico), ovvero l´idea di rappresentare la materia con accelerato dinamismo, plasmata e contorta arbitrariamente da alcuni esseri sovrannaturali.

Questo esperimento metafisico riesce a inserirsi in maniera ingenua ma efficace nella trama di Doctor Strange, che in alcuni tratti ricorda Watchmen; in entrambi i racconti, infatti, il problema metafisico incontra la questione etica: mentre il Professor Manhattan, potendo agire indiscriminatamente sulla materia e sul tempo (posti in un paradigma scientista acriticamente nello stesso pentolone), si trova di fronte alla consapevolezza che la morte non ha senso una volta commensurata all´eternità, Doctor Strange si trova suo malgrado nella posizione di poter agire sul tempo – ovvero di poterlo portare indietro o di fermarlo, come un vinile su un giradischi – e di dover quindi decidere se o no un avvenimento potesse essere stato giusto e, eventualmente, di intervenire per prevenirlo

Il luogo comune del continuum spazio-tempo – a cui siamo affezionati grazie ad un altro Doc – cela in verità una nostra convinzione metafisica profonda, ovvero che il tempo sia lineare e che ogni evento segua ad un altro in maniera predestinata. L´intervento su questo necessario rapporto di causa-effetto conduce ad una ubris – tecnologica in Ritorno al Futuro e magica in Doctor Strange ma rappresentata in entrambi i casi come una sorta di crimine astro-fisico, l´infrazione delle leggi matematiche della materia. In Doctor Strange i buoni difendono nella maniera spettacolare del supereroe questo rapporto di necessità, che altro non é che l´alternarsi di vita e morte. La minaccia a questo ordine é Dormammu, essere di un universo parallelo (un IT secolarizzato in senso marveliano) che ha la peculiarità di essere eterno – “beyond the death” – e di voler fagocitare altri universi, rappresentando così con una simbologia cosmogonica la Differenz tra eternità e tempo.

La battaglia viene portata avanti dai Sorcerers e dal Doctor Strange introducendo una via di fuga dalle due aporie che segnano il mondo dell´eternità e del tempo. Mentre The Ancient One – una versione buona di Ra´s-al-Ghul – può tramandare i segreti magici della setta solo ottenendo l´immortalità dalla Dark Dimension in cui regna Dormammu, Doctor Strange può salvare il mondo dalla fame di Dormammu con un´abile intuizione: recandosi nella Dark Dimension egli va incontro alla morte per mano di Dormammu ma allo stesso tempo agisce sul tempo terreno, riportandolo sempre indietro fino al punto in cui egli si dirige nell´universo di Dormammu per proporgli un accordo. Egli intrappola così il mostro solo in un eterno loop, introducendo un particolare carattere del tempo, quello della contingenza: l´eterno apparire del Doctor Strange é infatti necessario nella prospettiva di un tempo lineare ma diventa una crepa rispetto all´eternità dell´oscura dimensione.

Doctor Strange riproduce in modo forse ingenuo ma stranamente chiaro quel conflitto idealistico del Cattivo Infinito, dell´eternità concepita nel suo carattere necessario oppure contingente. Come per Hegel e Fichte, il paradosso metafisico affonda le proprie radici in una questione etica, quella della volontà e del libero arbitrio. Doctor Strange prende la difficile decisione di distorcere lo scorrere necessario del tempo – che nella pellicola é letteralmente l´ombra dell´eternità su di esso – e porta alla luce il carattere propriamente contingente della scelta etica. Egli, in fondo, mostra in modo estremamente chiaro che solo una scelta contingente può armonizzare il libero arbitrio con la giustizia morale, mentre il villain Kaecilius accetta razionalmente – e quindi come reale – l´esistenza di Dormammu, forzando il tempo nell´eternità e pensandosi in pratica come uno spirito della storia

Il compito dei Sorcerers é in realtà anch´esso illusorio – “ipocrita” come dice Kaecilius – nella misura in cui questi proteggono il necessario fluire del tempo solo pagando il prezzo della contingenza. Essi sono pronti ad uccidere altre persone nella bolla del determinismo ma é Doctor Strange a decidere di salvare l´umanità, infrangendo le regole del suo stesso culto. Karl Mordo si allontana da Doctor Strange – in una delle ultime scene del film – sostenendo di non essere disposto ad accettare questo tipo di compromesso etico e si rifugia nella morale dell´imperativo categorico e finendo – secondo la Marvel, almeno temporaneamente – nel dimenticatoio.

Rimane sicuramente aperto un interrogativo – volendo seguire per un ultimo tratto questa interpretazione -, ovvero se il superamento della morale kantiana avvenga nel senso fichtiano della libertà o nel senso hegeliano dell´etica dello spirito oggettivo. Togliendo onestamente il paraocchi, sembra che Marvel – e qui di strano non c´è proprio niente – opti per una versione distorta della seconda scelta, in cui in nome della sicurezza dell´umanità ogni sacrificio é tollerabile, attribuendo ad un Iron Man come al Doctor Strange il discutibile ruolo di spiriti della storia.

Anche se – bisogna proprio dirlo – Benedict Cumberbatch nel ruolo di eroe hegeliano non é per niente male.