Il cast della serie tv I Medici (regia di Sergio Mimica-Gezzan)

Il cast della serie tv I Medici (regia di Sergio Mimica-Gezzan)

Scena: una domenica pomeriggio qualsiasi, circa tre settimane fa, passata su Tumblr tra un meme e l’altro. A un tratto, mi compare nei feed questo post, visibilmente scritto in uno stato di incontenibile agitazione: «Italian television just broadcasted two men lying in a bed naked together!!!!!». Stacco. Flashback: l’ultima volta che ho guardato un programma Rai, l’ho fatto insieme a mia madre, che era incollata allo schermo a guardare l’ennesima stagione dell’imperituro Un Medico In Famiglia, la quale serie, pur smontando i parametri della famiglia nucleare tradizionale, (finora) non era mai arrivata a tanto. Cosa mi sono persa?

Fiutando una possibile recensione per #GenderTroubles (che poi, per coerenza con il tema più di ampio respiro, ho scelto di prestare a #SerialKiller), ho cominciato a seguire la fiction I Medici – mettendo peraltro seriamente a rischio il mio profilo hipster on un prodotto filmico di tv generalista. Eppure, ho proseguito fino al finale di stagione, nonostante le stroncature che si trovano sull’argomento in giro per il web. Ma andiamo con ordine.

I Medici: Masters Of Florence è una serie tv di produzione anglo-italiana, che consta di otto episodi, andata in onda in prima visione assoluta su Rai 1 dal 18 all’8 novembre. Questo period drama è incentrato sulla figura di Cosimo de’ Medici, un uomo tormentato dall’impossibilità di conciliare la sua passione per l’arte con le aspettative che derivano dall’essere il rampollo della più potente famiglia della Firenze del Quattrocento: la sorte della sua casata, della città e del Banco mediceo si trovano nelle sue mani, ed egli dovrà difenderle dalle velleità della famiglia rivale degli Albizzi. La storia, soprattutto nei primi episodi, è intervallata da alcuni flashback in cui Cosimo ricorda suo padre Giovanni, con la cui morte per avvelenamento si apre il primo episodio.

Anche se la critica ha accolto la serie con sfavore, è interessante vedere come I Medici abbiano, specialmente su Twitter e Tumblr, un folto pubblico di aficionados che sembra apprezzarla per quello che è, non un capolavoro, ma sicuramente un period drama intrigante e diverso da ciò a cui il pubblico televisivo italiano è abituato da sempre. I difetti ci sono e si notano: alcuni anacronismi nel panorama della Firenze del Quattrocento, un doppiaggio italiano scadente (per questa ragione, raccomanderei agli interessati di guardare gli episodi con l’audio originale, e si badi bene: gli attori italiani recitano in inglese), i dialoghi non sempre brillanti (quel «Mettigli paura» di Cosimo a Marco Bello che per un attimo ti chiedi se sono I Medici o se è Gomorra). Le inesattezze storiche, poi, sono numerosissime – l’assassinio stesso di Giovanni de’ Medici (interpretato da Dustin Hoffman) è una licenza poetica, ma questo l’utente medio non lo sa.

Tutto vero, tutto vero. Eppure, alcune recensioni che si leggono in giro per la rete sono intrise di un astio di cui personalmente stento a comprendere le ragioni, e del solito provincialismo secondo cui è meglio tornare a guardarsi Game Of Thrones (paragone altrimenti improponibile, suggerito solo dalla presenza di Richard Madden nel ruolo del protagonista – i fan di GoT si ricorderanno di lui nei panni di Robb Stark), giacché l’Italia non si merita altro che il bistrattato Don Matteo (posto che le storie di un prete che accoglie immigrati e prostitute in canonica non siano poi quello che ci vuole per un’Italia ai tempi della Lega…).

Tutto sommato, la serie rappresenta una boccata d’aria per la tv generalista, portando la fiction italiana su un altro livello. La storia spinge il pubblico ad appassionarsi ad una Storia altrimenti letta di sfuggita su un manuale, non fosse altro che per trovare riscontro degli eventi narrati nella serie. L’interpretazione del protagonista è ben riuscita, e suscita l’empatia del pubblico per le sue qualità da anti-eroe: nobile e idealista, ma anche bugiardo, infedele, corrotto, affamato di potere, non è il solito cavaliere senza macchia e senza paura che siamo abituati a vedere in Rai. Allo stesso modo, l’antagonista Rinaldo degli Albizzi, non è solo un bieco traditore, anzi, la sua vecchia amicizia, poi infrantasi, con Cosimo, instaura tra i due una dinamica interessante. I personaggi femminili sono inoltre decisamente iconici, e ognuna ha il suo momento per risplendere: persino Maddalena, che avrebbe potuto essere semplicemente la concubina di Cosimo, è in realtà un personaggio a tutto tondo, con un proprio programma narrativo. Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo, merita di certo una menzione a parte. In lei forza e dolcezza trovano perfetta conciliazione: la sua forza sta nella pazienza e nell’amore con cui vive il suo destino di donna costretta ad un matrimonio combinato. E poi, vale la pena guardare la serie almeno per la scena in cui, con cotta di maglia e capelli sciolti, ella irrompe a cavallo nel palazzo della Signoria.

Si notano poi critiche esplicite alla corruzione in Vaticano (i flashback di Cosimo, d’altronde, si riferiscono al periodo del Grande Scisma d’Occidente), senza parlare, come si diceva all’inizio, delle due scene in cui si suggeriscono (in modo più che esplicito, ma con sobrietà) relazioni omoerotiche tra alcuni dei personaggi secondari (tra cui, udite udite, un cardinale?!). Ma d’altronde, questa sembra essere una stagione d’apertura da parte della Rai, dato che il primato di insospettato pioniere è già stato conquistato da Un Medico in Famiglia, in cui il pubblico ha assistito ad un bacio gay nell’episodio andato in onda il 27 ottobre (no, non ho ancora chiesto a mia madre cosa ne ha pensato). E pensare che era solo tre mesi fa che la Rai censurava una scena simile in How to Get Away with Murder.

In definitiva, chi ogni martedì sera per quattro settimane ha strepitato sui social, può non avere opinioni particolarmente colte sul valore di una serie tv, però guarda gli episodi in originale, stringe i denti nelle scene meno brillanti, e alla fin fine si gode la storia, una Storia su cui noi italiani, imbottiti di retorica sul Risorgimento, non sappiamo poi granché: d’altronde, quand’è stata l’ultima volta che avete sentito la frase “Sono fiero/a di essere italiano/a”?. L’orgoglio è probabilmente derivato dal vedere l’arte e la cultura italiane esposte ad un pubblico internazionale: la serie è già stata venduta in Nuova Zelanda, Israele, India, Giappone e Australia.

Lo so, lo so che al momento il panorama televisivo internazionale pullula di period drama tecnicamente migliori di questo (The Crown di Peter Morgan, The Young Pope di Paolo Sorrentino), e però, insomma, lasciateci “almeno una gioia”.