Volgendo lo sguardo ad alcune produzioni di cartello dell’ultimo lustro, è possibile divertirsi a trovare un interessante filo conduttore: la messa in scena dell’osceno. Non che l’eros o la pornografia stessa in precedenza fossero estranei al mezzo cinema, ma in questi anni si è potuto assistere a una graduale profanazione delle sale, arrivando a veder vacillare veri e propri pilastri del politically correct: si pensi all’operazione effettuata da Korine in Spring Breakers, con delle soubrette Disney coinvolte in uno psichedelico baccanale di un’ora e mezza; o ancora al film-evento Nymphomaniac, la cui presentazione mediatica e il nobile lignaggio distanziano in partenza da qualunque pioniere settantiano. In definitiva si contano moltissimi casi di lungometraggi in cui, fuoriuscendo dalla nicchia autoriale che un tempo lo vedeva recluso, il sesso viene sdoganato come componente protagonista — ed esplicita — della narrazione, differenziandosi pure da quei tentativi ammiccanti che si sono da sempre susseguiti nelle pellicole di genere. Non è quindi così strano che due sceneggiatori capaci come Seth Rogen e Evan Goldberg decidessero di fare un ulteriore passo in questo senso, proponendo un film d’animazione dal concept estremo e nondimeno brillante.

La visione di Sausage Party comincia subito prendendo in contropiede gli spettatori, non potendosi il suo humor a luci rosse ricondurre né ai patinati lungometraggi animati di punta e neppure alla satira dissacrante a cui hanno abituato i vari South Park e Family Guy. Il sesso è posto immediatamente al centro della narrazione: tutti i prodotti alimentari in vendita nel supermercato vivono nell’eterno sogno di infilarsi, spalmarsi e consumarsi nei rispettivi vicini di reparto. Pur essendo così pervasiva, la componente sessuale si presenta come coerente, e nei suoi eccessi quasi cronenbergiana. È infatti la dimensione strettamente carnale degli improbabili protagonisti che viene a emergere in primis: se si accettano con un sorriso le frequenti derive al limite del gore, allora perché non il sesso vero e proprio? È questo presupposto che permette a chi guarda di accettare un patto narrativo sì impegnativo ma infine coerente. Dunque il film, se in principio spiazza, superato l’effetto sorpresa rimane credibile e avvincente.

Contrariamente a quanto si era visto in Facciamola finita, in Sausage Party gli sceneggiatori sbugiardano l’improbabile pantheon degli alimenti, costituito proprio dagli ignari clienti del supermercato, che da dei intoccabili vengono ridotti a odiosi macellai. Altra componente peculiare è dunque la sfrontatezza con cui vengono dapprima sfiorati e poi irrisi veri e propri temi sensibili, quali il differente credo di alcuni personaggi e il problema della religiosità in generale; e si raggiungono vette notevolmente dissacranti quando i suddetti vengono a combinarsi con un altro tabù animato, ossia l’omosessualità. Se apparentemente questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno, va detto che il tutto viene sistematicamente così estenuato da risultare delirante e quindi sempre divertente, risolvendosi in un fine eminentemente ludico prima ancora che provocatorio. Per dirla in altre parole, ogni contrasto e attrito viene infine immolato sull’altare del divertimento, diventando valore aggiunto.

Tra le trovate narrativamente più estrose risalta l’idea di utilizzare i viaggi allucinogeni degli umani, causati dall’abuso di “sali da bagno”, come vettore per l’interazione tra il piano esistenziale dei clienti –che è speculare alla realtà degli spettatori, senza licenze di sorta– e quello fantastico e irreale degli alimenti; una specie di superamento della quarta parete, che è in realtà da apprezzare per le diverse soluzioni che offre verso la conclusione della pellicola, permettendole di sorprendere ulteriormente chi guarda.

Quello che purtroppo si perde nella localizzazione italiana è lo straordinario apporto del cast: i vari Jonah Hill, Michael Cera, James Franco, Danny McBride e Paul Rudd –per citarne alcuni– caratterizzano straordinariamente i personaggi, che sono stati evidentemente concepiti ricalcando i caratteri attoriali dei loro doppiatori. Del resto si tratta di un team ormai affiatato e che oggi fa spesso la differenza, cominciando ad avere una sua propria cifra umoristica e avendo raccolto da tempo il testimone virtuale del Frat Pack.

Sausage Party è un film che spicca per originalità e intelligenza, e che riesce con mezzi propri a trovare il suo spazio di interesse all’interno del vasto panorama dell’animazione cinematografica, pronto ad accoglierlo come una dolce panina accoglie il suo amato salsicciotto.

10922445_393958107441854_7663754137048701458_nRuggero M. Coppola Nato e cresciuto a Roma, è dottore in Giurisprudenza. La sua passione è il fumetto, ma segue con divertimento anche il panorama videoludico. Scrive su CinePhilo perché costretto da poteri forti.