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“Non possiamo tornare indietro. Ecco perché è così difficile scegliere.   Dobbiamo fare la scelta giusta. Finché non si sceglie, tutto resta possibile.”

(Nemo Nobody, Mr. Nobody, Jaco Van Dormael, 2009)

“…è solo perché è ciò che diventa o non diventa, che comprendendo può dire a se stesso: «diventa ciò che sei!»”

(Martin Heidegger, Essere e Tempo, 1927, §31)

Scritto e diretto dal regista belga Jaco Van Dormael, Mr. Nobody è un dramma fantascientifico, che porta sulla scena cinematografica i temi cruciali della possibilità e della scelta, mostrandone il valore significativamente tragico nell’esistenza umana. L’ultracentenario Nemo Nobody (Jared Leto) è il metaforico capitano della nave della vita, condotta attraverso un mare colmo di infinite opportunità per l’uomo, che si presentano alla stregua di correnti pelagiche da sfruttare e seguire o da aggirare e abbandonare. Egli, tuttavia, gode di una doppia peculiarità: è l’ultimo mortale sulla Terra, dove lo sviluppo tecnico ha eliminato la componente della morte dall’equazione dell’esistenza, e ha mantenuto la capacità di prefigurare il proprio futuro, posseduta da tutti i nascituri ma annullata dagli Angeli dell’Oblio al momento del concepimento.

Si potrebbe dire che davanti a Nemo si squaderna l’infinità leibniziana dei mondi possibili, ma al cospetto della coscienza del protagonista essi sono attualizzati e resi compresenti nell’istante cairologico della scelta, nell’Augenblick di una decisione che, non ancora presa, lascia ogni alternativa nella caligine densa del possibile. Questo è ben visibile in alcuni momenti fondamentali della vita di Nemo, veri e propri snodi esistenziali della sua vicenda, in cui il vissuto del protagonista si raccoglie, piegandosi su di sé, addensandosi in un punto critico, in attesa di essere sbrogliato da un atto di scelta e di sprigionare un’esplosione, capace di dare origine, al pari delle singolarità fisiche, ad un nuovo universo, quello dell’orizzonte vitale per cui ha optato e per cui ogni altro orizzonte possibile viene meno.

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Risulta utile, a questo punto dell’analisi, introdurre alcune nozioni che Heidegger enuclea nell’opera Sein und Zeit (1927), con la necessaria premessa di impiegarle in un senso volgarizzato e non squisitamente aderente agli intenti del filosofo tedesco, sebbene senza arrivare a forzarne l’armatura teorica.

Secondo Heidegger, l’uomo (l’esserci) è strutturalmente appeso alla scelta, nella misura in cui tra i modi d’essere (o esistenziali) che lo caratterizzano vi è quello del poter-essere, ossia del progettarsi di volta in volta secondo possibilità che gli sono proprie. Nel lessico del filosofo, l’uomo si costituisce come uno “schiudente poter-essere (als erschlieβendes Seinkönnen)”, esposto al mondo e alle opportunità da esso offerte, nelle quali si progetta: ciò significa affermare che l’esserci non gode di possibilità, ma concretamente è le possibilità che sceglie via via per sé, ossia che l’uomo è le scelte che compie. Egli deve farsi custode della sapienza delfica del Γένοιο οἷος εἷ (Gènoio hòios éi), assumendo che “è solo perché è ciò che diventa o non diventa, che comprendendo può dire a se stesso: «diventa ciò che sei!»”.

In un altro passaggio Heidegger spiega come l’uomo sia interpellato da se stesso, in una chiamata silenziosa, alla responsabilità di essere propriamente ciò che può essere. Questo avviene perché egli percepisce una colpa/debito (Schuld), che lungi dall’essere considerata una violazione del diritto o un prestito non reso, va al contrario intesa come un costitutivo “non” dell’esistenza umana, come una strutturale negatività che attraversa l’uomo, quella per cui egli è sempre o nell’una o nell’altra possibilità, ma non è mai l’una e l’altra insieme: nel progetto esistenziale l’uomo è le possibilità che sceglie e non è le possibilità a cui rinuncia.

Eppure a Nemo Nobody è data la facoltà eccezionale di sospendere questa negatività, almeno sotto un profilo potenziale: egli è in grado di percorrere “il giardino dei sentieri che si biforcano”, ossia di visualizzare i vari scenari possibili che si diramano dal bivio della scelta. Se non fosse che, nel disporre delle sue esperienze futuribili, Nemo si blocca e trema davanti alla scelta, fattasi drasticamente impossibile: ciò è emblematicamente rappresentato dalla condizione scacchistica dello Zugzwang, in cui l’unica mossa da fare sarebbe quella di non muovere. Cosa ci rende nuovamente capaci di compiere la scelta?

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La risposta è da trovare nella possibilità della morte. Heidegger la definisce come la possibilità “più propria, incondizionata, certa e come tale indeterminata e insuperabile” dell’uomo: comprendere la morte significa riconoscere in essa la possibilità in cui tutte le altre si annullano, per conferire all’individuo la libera responsabilità di essere se stesso. Proprio perché morirà, l’uomo è chiamato a dover scegliere, a progettarsi in possibilità che riconosce più appropriate rispetto ad altre, a diventare ciò che è.

Così anche per Nemo lo scacco viene sciolto nell’attimo della morte, dove l’ultracentenario protagonista comprende di essere egli stesso parte di una proiezione mentale del Nemo di 9 anni, esposto alla prima e radicale decisione di andare con il padre o con la madre: l’espansione dell’universo si blocca, il tempo rallenta fino a fermarsi, per poi invertirsi e riavvolgersi su se stesso, davanti al ridente Nemo, restituito ad una vita dove fare la scelta giusta, perchéfinché non si sceglie, tutto resta possibile”.

Francesco Gandellini

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