15311398_10209645105478433_424370893_o

Può uno stilista affermato essere anche un ottimo regista? Tom Ford è uno dei volti più noti della moda, ex direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent e fondatore nel 2006 di un suo marchio di successo. Esordisce al cinema nel 2009 con A Single man, opera di un’eleganza malinconica ma a tratti manieristica, persa dietro a una ricerca dell’inquadratura perfetta che rendeva il film un po’ freddo. In Animali notturni invece l’estetica dark di Ford è messa al servizio di una storia potente, quella di una vendetta d’amore attuata attraverso la letteratura.

nocturnal-animals-7-620x413

Susan (Amy Adams) è una gallerista di successo, che vive nel mondo dell’arte newyorchese, fatto di musei di un bianco asettico, gonfie labbra rifatte, gioielli vistosi e un trucco sempre presente, sempre perfetto. Un giorno riceve il romanzo del suo ex marito Edward (Jake Gyllenhaal), che ha lasciato brutalmente 19 anni prima perché troppo dolce e romantico, nonché incapace di garantirle la vita borghese a cui lei ambiva. Un libro, intitolato appunto Animali notturni, che sembra scritto da Cormac McCarthy e filmato dai fratelli Coen. Una storia di violenza cieca e senza ragione, di speranze che non provano nemmeno a fiorire sotto il sole bruciante del deserto texano. Il romanzo racconta dello stesso Edward, immaginato in viaggio con la moglie e la figlia. Di notte la famiglia viene fermata in una strada desolata da un gruppo di teppisti. Si tratta di una scena di magistrale tensione, dominata dall’ambiguità del capo della banda (Aaron Taylor Johnson). Alla fine le due donne vengono portate via e verranno trovate violentate e morte il giorno seguente; da quel momento Edward non si darà pace e cercherà vendetta.
A conferire al film di Tom Ford un fascino morboso è la connessione sottile e inquietante che viene creata tra la New York cinica e alla moda di Susan e la selvaggia notte texana. Basta scrostare un po’ di rossetto e mascara per scoprire la violenza pulsante dietro al mondo patinato di Susan. La donna legge il romanzo trattenendo il respiro, facendo cadere il libro quando legge di uno sparo, come se ne sentisse il rumore echeggiare nella sua elegante cucina. Perché si rende conto che quella storia parla di lei. Animale notturno era il soprannome che Edward le dava, e di fatto quei criminali bestiali che rovinano la vita di Edward nel romanzo sono una metafora per indicare lei.
Dietro la facciata luminosa della gallerista d’arte si nasconde il cinismo brutale di una donna che per realizzarsi non ha esitato ad abortire di nascosto la figlia che aspettava da Edward, distruggendo senza una spiegazione la vita di un uomo forse troppo innamorato. La contrapposizione tra una superficie elegante e laccata e un lato torbido che emerge lentamente ricorda il disturbante romanzo di Bret Easton Ellis American Psyco. Il suo protagonista Patrick Bateman lavora a Wall Street, è ricco e bello; infatti a dargli il volto nel film omonimo è un affascinante Christian Bale, spesso a torso nudo per mostrarne il fisico scolpito. Cena in ristoranti lussuosi, è ossessionato dai vestiti eleganti e parla solo di argomenti leggeri. Ma di notte si trasforma in un assassino che si accanisce sulle sue vittime con efferata violenza.

nocturnal-animals
Susan non è una psicopatica, di certo non è così diabolica e crudele; Ford infatti l’ha definita “una vittima della nostra cultura, che l’ha costretta a diventare la donna che credeva di dover essere”, soffocando la sua autenticità. Dietro ai suoi capelli rossi e curati si cela il volto della nostra società borghese, in cui non c’è spazio per vivere i sentimenti ma bisogna per forza arrivare al successo, in cui la pressione sociale è talmente forte da farci rinunciare alla versione migliore di noi stessi.
Come già succedeva in American Psyco, anche Tom Ford sembra volerci avvertire che una società che ostenta una cura così minuziosa dell’estetica e dell’apparenza non è semplicemente frivola o superficiale. Questa è una precisa tecnica per nascondere agli occhi, nostri e altrui, un interno violento, brutale. E il messaggio diventa ancora più significativo perché a comunicarcelo è un uomo che in quel mondo di eleganza patinata ci vive.

385ef85400000578-0-image-m-20_1473899988759
Se potevamo vedere Patrick Bateman come un personaggio eccessivo e lontano da noi, dobbiamo invece riconoscere che Susan ci è molto più simile. In fondo siamo tutti un po’ vittime della fame di successo, raffinati e composti in apparenza ma pronti a togliere il mascara e tirare fuori i denti per prenderci la nostra realizzazione. Siamo tutti pronti, con il favore della notte, a trasformarci in animali feroci.

«Anche se so mascherare la freddezza del mio sguardo, e tu puoi anche stringermi la mano e sentire la mia pelle a contatto con la tua, e persino arrivare a credere che i nostri stili di vita sono perfettamente comparabili… la verità è che io non sono lì»

[Patrick Bateman]