Scena del film In the Mood for Love – Wong Kar-Wai (2000)

Tra i numerosi registi che amano lavorare, creare e giocare con l’elemento cinematografico del colore, Wong Kar-Wai si distingue particolarmente per l’uso di uno di questi: il rosso. Chungking Express (1994) e 2046 (2004), ad esempio, sono due film in cui il regista di Hong Kong sperimenta molto in termini di saturazione, accostamenti, contrasti; ma quello che forse meglio rappresenta la sua “filosofia cromatica” è l’ormai film-cult In the Mood for Love.
Il tema di base è inscritto nel titolo: l’amore. Il colore principale è altrettanto ovvio, banale, quasi abusato: si parla d’amore, si usa il rosso. Ma così come dell’amore al cinema non ci si stanca mai, lo stesso si può dire del colore che ne è la migliore materializzazione cromatica. Tutto dipende da come lo si impiega; l’uso che Kar-Wai fa del rosso, infatti, è tutt’altro che scontato.

Chow (Tony Leung) è un giornalista, ha l’aria svagata, spersa e ingenua. Su (Maggie Cheung) fa la segretaria, veste in modo stravagante ed è bella, misteriosa, schiva. Abitano uno accanto all’altra e sono accomunati da un profondo senso di solitudine e abbandono. Nel condominio, più simile ad un hotel che ad una residenza, gli spunti per una vita sociale e conviviale non mancherebbero: tra l’estroversa vicina di Shanghai, un gruppo di giocatori di mahjong e i frequenti ritrovi culinari, le condizioni sembrerebbero ideali per una rapida integrazione. Entrambi i protagonisti, tuttavia, non sono esattamente nel mood giusto. I loro rispettivi marito e moglie sono spesso assenti per lunghi lassi di tempo, assenze che lasciano ampio spazio a dubbi e sospetti sulla loro fedeltà coniugale. A costo di risultare asociali, se non maleducati, sia Chow sia Su rifiutano ogni invito, preferendo passare le serate nell’empatica desolazione cittadina, percorrendo e ripercorrendo la solita strada dall’appartamento al noodle bar, passando per una stretta e buia scalinata. Ed è su questa scalinata che i loro primi rapidi e intendi incontri di sguardi avvengono. Poi gli sguardi si tramutano in sorrisi, in ricerca dell’altro, in debole dialogo. Lentamente i due si avvicinano, scoprono di essere in una situazione analoga e, anche se a fatica, si aprono alla compagnia dell’altro. Ad accompagnarli, il rosso.

Dai vestiti alla tappezzeria agli oggetti, tutto richiama in modo più o meno omogeneo il rosso, quasi sempre molto saturo e diffuso, onnipresente. Al noodle bar è il rosso di una nuova intesa, di un nuovo contatto, di una nuova reciproca curiosità, possibilità d’evasione dalla monotonia quotidiana. Nel corso del film, tuttavia, i protagonisti si rendono conto che la loro attrazione porta con sé anche scomode riflessioni, scomode verità: essere attratti da ‘qualcun altro’ non è un’esclusiva dei loro partner; può accadere a tutti, inaspettatamente, addirittura a chi lo sta vivendo dall’altro lato come nel loro caso (o forse proprio per questo, sembra suggerire Kar-Wai). All’improvvisano Chow e Su si ritrovano a vivere in prima persona lo stesso atteggiamento che fino al giorno prima condannavano duramente. Che fare, quindi? Cedere all’impulso andando incontro ad un sicuro turbine di sensi di colpa e ulteriore malessere personale, o privilegiare la correttezza morale? Questo terribile dissidio interiore li distrae da un lato, li tormenta ancora di più dall’altro, perché per capire un atteggiamento umano, non c’è niente di meglio che viverlo in prima persona.

La contraddizione interna vissuta da Chow e Su viene espressa visivamente tramite l’uso contemporaneo del rosso e del suo complementare, il verde, che di tanto in tanto contamina il colore dell’amore mostrandone l’altra faccia: l’amore come sofferenza, come lotta tra sentimenti antagonisti e tensioni insoddisfatte. Il rosso corridoio in cui entrambi camminano da soli ne è l’esempio principale: nonostante il mood sia quello giusto e un piccolo gesto possa essere sufficiente per sfiorarsi, altri sentimenti complessi tormentano le menti dei personaggi e ostacolano l’evidente intensa tensione erotica. Tensione e auto-limitazione, rosso e verde, amore come trasporto emotivo e come senso di colpa; Kar-Wai ci mostra tutto ciò dando ampio spazio al colore, un rosso complesso e, nella sua complessità, estremamente realistico.

Maria Adorno