Scena del film Gone Girl (2014), di David Fincher

Qualcuno diceva “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”. Qualcun altro – probabilmente i nostri nonni – molto più semplicemente, diceva: “l’amore non è bello, se non è litigarello”. Il concetto, in ogni caso, non cambia: l’amore è complicato, ricco di incomprensioni e malintesi. E se l’amore nel mondo delle narrazioni è stato spesso omaggiato, esaltato e idealizzato, questo non è il caso di Gone Girl (2014) di David Fincher, tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn. Nick ed Amy Dunne sono una coppia sposata da cinque anni: lui un professore belloccio e affascinante, lei una borghese elegante e meravigliosa. Insieme formano una di quelle coppie che ci si aspetta di vedere sulla copertina patinata di una rivista: una bella casa in una bella cittadina del Missouri, un bel gatto e soprattutto un bel matrimonio, ricco di originalità e complicità. Questo, perlomeno, è quello che apprendiamo inizialmente dal taccuino di Amy, voce narrante che accompagna la prima parte del film.

Questo apparente idillio si incrina il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, il 5 luglio del 2012, quando Nick torna a casa ed Amy è scomparsa. Cocci di vetro e schizzi di sangue, tutto all’inizio lascia intuire un rapimento. Seguendo una traccia di indizi lasciati dalla stessa Amy, che in occasione del loro anniversario amava organizzare cacce al tesoro, scopriamo che la verità è ben più morbosa di ciò che appariva. Nick, l’amabile marito ed il perfetto compagno, si rivela un uomo violento, fedifrago e fallito. E non solo questa verità appare così svelata ai nostri occhi, ma anche agli occhi dei cittadini di North Cartage e dell’America intera, che non mancano di denunciare il crimine tramite interviste e talk show di infima qualità. Questo non collima tuttavia con ciò che Nick ci mostra durante la ricerca di sua moglie, denunciando confusione ed esasperazione ma di certo non un’indole omicida sotto mentite spoglie.

È a questo punto che il film subisce un brusco turning point, mostrandoci la stessa vicenda dalla prospettiva di Amazing Amy, la co-protagonista fino ad allora solamente conosciuta attraverso flashback e racconti provenienti dal suo taccuino.

«I am so much happier now that I’m dead. Technically “missing”. Soon to be presumed dead. Gone. And my lazy, lying, cheating, oblivious husband will go to prison for my murder. Nick Dumme took my pride and my dignity and my hope and my money. He took and took from me until I no longer existed. That’s murder. Let the punishment fit the crime. […] Nick loved a girl I was pretending to be. “Cool Girl.” Men always use that, don’t they?, as their defining compliment. She’s a Cool Girl. Cool Girl is hot, Cool Girl is game, Cool Girl is fun, Cool Girl never gets angry at her man. She only smiles in a chagrined, loving manner and then presents her mouth for fucking. She likes what he likes. […] When I met Nick Dumme I knew that he wanted a Cool Girl. And for him, I’ll admit, I was willing to try. I wax-stripped my pussy raw. I drank canned beer watching Adam Sandler movies. I ate cold pizza and remained a size two. I blew him semi-regularly. I lived in the moment. I was fucking game. […] We were happy pretending to be other people. […] But Nick got lazy. He became someone I did not agree to marry. He actually expected me to love him unconditionally. Then he dragged me, penniless, to the navel of this great country and found himself a newer, younger, bouncier Cool Girl. You think I’d let him destroy me and end up happier than ever? No fucking way.»[1]

Ed ecco che l’immagine patinata di un matrimonio perfetto si sgretola di fronte ai nostri occhi. Amy, la perfettissima Amy, in realtà non è altro che l’ologramma di un individuo con molte più sfaccettature di quelle presagite. Non solo un manichino da mostrare con orgoglio agli amici e ai parenti, ma un essere umano senziente, stanco di interpretare un ruolo che dopo cinque anni calza semplicemente troppo stretto. Dire che ho provato un moto di orgoglio dopo il monologo della protagonista fa di me un’acida stronza? Probabile, ma lasciatemi spiegare. Gone Girl ci mostra le estreme conseguenze dei compromessi di cui una relazione si nutre. Qualcuno diceva che l’amore è un compromesso, ma i protagonisti prendono questo detto e ne fanno un diktat, fino ad accumularne troppi in uno spazio decisamente troppo ristretto. E se Amy è stata disposta ad assecondare fino alla fine le promesse fatte a Nick, fingendosi la perfetta Cool Girl tanto decantata, Nick non è stato in grado di fare altrettanto. Tradire, mentire e impigrirsi. Sono questi i peccati di cui il personaggio interpretato da Ben Affleck si è macchiato, spingendo la moglie ad inscenare un omicidio pur di vendicarsi delle angherie subite.

Il film subisce il secondo – ed ultimo – turning point quando il deus ex machina (karma, o chiamatelo come vi pare), incarnato in due vicini di casa loschi e senza scrupoli, derubano Amy, mandando così in frantumi i suoi piani di vendetta e costringendola a rivolgersi ad un ex, decisamente più abietto e ottuso di Nick. I pregi di costui sono riassumibili principalmente nell’essere schifosamente ricco e nel saper citare Proust in francese. Punto. Follemente innamorato dell’Amy che aveva conosciuto al college, Desi si rivela essere ossessionato ancora una volta dall’ideale da cui Amy cercava disperatamente di fuggire: la Cool Girl, la meravigliosa bionda che indossa soltanto negligé e che prepara la colazione al proprio uomo, pronto ad accoglierlo a casa alla sera. Inscenando l’ennesimo abuso, Amy scappa da Desi dopo avergli tagliato la gola, tornando da Nick per ricreare il perfetto idillio da cui inizialmente era fuggita. Nick, infine, si rivela essere una pedina incapace di fuggire dalla tela tessuta da Amy. Intrappolato anch’esso nel suo ruolo di marito pentito e innamorato, continua a recitare la parte che Amy gli ha cucito addosso, ritrovandosi invischiato nella relazione da cui cercava di fuggire.

Amy e Nick sono due personaggi condannati ad indossare degli abiti troppo stretti. Lei vorrebbe fuggire da un ideale, lui da un matrimonio. Tuttavia, entrambi, sono troppo coinvolti – e in una certa misura persino abituati – a condurre un’esistenza che non soddisfa. Dove sta allora l’amore, ciò che dovrebbe fungere da reale collante della coppia? Esiste ancora un briciolo del sentimento che legava i due protagonisti durante i primi anni? O, addirittura, è mai esistito? Sono mai stati capaci di amare ciò che si celava dietro le maschere che volutamente si sono assegnati? A che pro assecondare gli infiniti compromessi a cui si sono piegati?

Gone Girl, in fondo, è un film che parla di tutti noi. Della nostra paura di uscire dai bordi entro cui ci hanno disegnati, di non essere accettati per le nostre sbavature e tratti incerti. Del nostro bisogno di ritagliarci un ideale nei confronti di cui conformarci e di abituarci a vivere, respirare e desiderare secondo questi schemi. Della nostra necessità di essere amati per ciò che non siamo, perché ciò che proiettiamo è più facile da controllare di ciò che potremmo dimostrare. Infine, del nostro desiderio di mostrare a noi stessi, forse più che all’altro, di poter essere persone migliori di quanto in realtà non siamo e di quanto la società richiede: più divertenti, più accondiscendenti, più brillanti. In una parola, più Cool.

Benedetta Magro

[1]Sono molto più felice adesso che sono morta. Tecnicamente “scomparsa”. Presto presunta morta. Andata. Ed il mio pigro, bugiardo, traditore, inconsapevole marito andrà in prigione per il mio omicidio. Nick Dumme s’è preso il mio orgoglio, la mia dignità, la mia speranza e i miei soldi. Ha preso e preso finché io ho smesso di esistere. Questo è omicidio. E la punizione deve essere commisurata al crimine. […] Nick amava una ragazza che fingevo di essere. “Cool Girl”. Gli uomini lo dicono sempre, no?, come loro complimento definitorio. Lei è una Cool Girl. Cool Girl è sexy, Cool Girl è un gioco, Cool Girl è divertente, Cool Girl non s’arrabbia mai col suo uomo. Lei si limita a sorridere in modo imbarazzato e amabile e poi presenta la sua bocca per un pompino. Lei ama ciò che lui ama. […] Quando ho incontrato Nick Dumme sapevo che voleva una Cool Girl. E per lui, lo ammetto, ero disposta a provare. Mi depilavo l’inguine. Bevevo birra in lattina guardando i film di Adam Sandler. Mangiavo pizza fredda e rimanevo una 40. Gli facevo del sesso orale semi regolarmente. Vivevo nel momento. Ero un fottuto gioco. […] Eravamo felici fingendo di essere altre persone. […] Ma Nick è diventato pigro. È diventato qualcuno che non avevo acconsentito a sposare. Si aspettava che lo amassi incondizionatamente. E poi mi ha trascinato, senza un soldo, nel buco di questa grande regione e si è trovato una Cool Girl più nuova, più giovane e più vivace. Pensavate davvero che lo avrei lasciato distruggermi e finire più felice che mai? Proprio per il cazzo. [traduzione liberamente fornita dalla sottoscritta]