Taki e Mitsuha in una delle immagini pubblicitarie di Your Name

Quando si parla di animazione giapponese per il grande schermo, non si può non fare il nome di Hayao Miyazaki, di gran lunga il più noto in Occidente, alla cui fantasia oggi dobbiamo dei classici dell’animazione che non hanno nulla da invidiare alla produzione disneyana. Eppure, dopo l’uscita del suo ultimo lavoro, Si alza il vento (Kaze tachinu, 2013), il co-fondatore dello Studio Ghibli ha annunciato il suo ritiro. Da allora, mentre periodicamente si diffondono notizie di un suo prossimo ritorno, una nuova generazione di registi e sceneggiatori si contende la palma di degno successore del maestro di Tokyo. Dopo il successo di Your Name (Kimi no Na Wa), uscito nell’estate del 2016, sembra proprio che quest’ambito riconoscimento spetti a Makoto Shinkai.

Se ricorderemo Miyazaki per le sue storie epiche, dai toni poetici e pedagogici al tempo stesso, Shinkai si distingue per il romanticismo, la delicata bellezza delle sue storie e l’attenzione maniacale per i dettagli visivi. I suoi lavori precedenti hanno, come denominatore comune, il tema della distanza, sia fisica, sia emotiva, tra i giovani protagonisti delle sue storie: 5 Centimetri al secondo (Byōsoku go senchimētoru, 2007) è la storia commovente della fine di un amore di gioventù; In viaggio verso Agartha (Hoshi o ou kodomo, 2011) narra l’incontro di una ragazzina con un abitante di un mondo sotterraneo; e infine, Il giardino delle parole (Kotonoha no Niwa, 2013), una delicata storia di un amore impossibile, rappresenta una vera gemma nella produzione di Shinkai, sia per la profondità emotiva dei temi affrontati, sia per l’innovativa tecnica d’animazione che prevede una sapiente conciliazione tra disegno tradizionale e CGI.

Your Name è la storia di due adolescenti che vivono le rispettive, diversissime, vite su linee temporali differenti. Mitsuha, una ragazzina che vive nel pacifico villaggio di Itomori, e Taki, un giovane studente di Toyko, scoprono una mattina di essersi svegliati l’uno nel corpo dell’altra. Dopo un periodo di iniziale confusione, i due cominciano ad abituarsi a questi strani episodi. L’effetto comico non manca: Taki, nel corpo di Mitsuha, si attira gli sguardi perplessi dei compagni quando si siede accavallando le gambe, con una posa tipicamente maschile che fa uno strano contrasto con la gonna corta dell’uniforme scolastica; Mitsuha, a sua volta, commette l’imbarazzante errore di riferirsi a se stessa con il consueto watashi, il modo neutro di dire “io” più usato dalle ragazze, invece che con il più brusco ore, tipico della parlata maschile. La storia entra nel vivo quando, per qualche ignota ragione, da un giorno all’altro la misteriosa connessione s’interrompe. Taki tenta in ogni modo di conservare nella memoria il ricordo della vita vissuta nel corpo di Mitsuha, come si fa con un sogno che minaccia di svanire. Tuttavia, nel corso di una ricerca in biblioteca, egli fa ben presto un’inquietante scoperta: la cittadina di Itomori era stata completamente distrutta pochi anni prima dalla caduta di un meteorite. Nessuno era sopravvissuto. La trama si sviluppa così su due diversi piani temporali, che corrono paralleli come binari ferroviari, in una corsa contro il tempo volta a salvare Itomori – e Mitsuha – dalla catastrofe. I due giovani ne usciranno cambiati e cresciuti, pronti ad affacciarsi all’età adulta.

Taki, in veste di Mitsuha, si attira gli sguardi stupiti delle compagne di classe.

Il concept di Your Name non è particolarmente originale: il fenomeno sovrannaturale dello scambio dei corpi è un tema ricorrente nella narrativa nipponica (un esempio su tutti, l’anime del 2012 Kokoro Connect parte esattamente dalle stesse premesse). Eppure, la vera innovazione del film risiede nell’abilità di stravolgere i consueti topoi dell’“amore a prima vista”: la fenomenologia del colpo di fulmine è sostituita da una non convenzionale storia d’amore narrata attraverso l’espediente dello scambio dei corpi. La connessione misteriosa, dalle ragioni mai spiegate, tra Taki e Mitsuha, dà l’impressione che sia stato l’universo stesso a farli conoscere per mezzo di un paradosso-spazio temporale. Taki e Mitsuha sono insomma due star-crossed lovers – questa sì, immagine tipica della narrazione amorosa – giacché il mistero della loro connessione risiede in un fortunato gioco di forze cosmiche. A quanti non fossero nuovi all’animazione giapponese il tema della predestinazione risulterà di sicuro familiare, meglio noto con il nome di «filo rosso del destino», una favola popolare secondo cui ogni persona è connessa alla propria “anima gemella” per mezzo di un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Anche in questa storia c’è un filo rosso, ed è la corda intrecciata che Mitsuha porta nei capelli, oggetto che gioca un ruolo centrale in una scena significativa, sospesa in un vertiginoso contrasto tra l’immaginario suscitato da racconti di tradizioni millenarie e l’ambiente contemporaneo di un affollato vagone del treno. Your Name è dunque la delicata storia d’amore di due giovani che sviluppano una relazione incontrandosi solo in sogno, lottando persino per tenere a mente l’una il nome dell’altro.

Si tratta di un racconto dolceamaro di dolorosa bellezza, che non scade mai nel melodramma. Se in 5 Centimetri al secondo, un satellite lanciato in orbita nello spazio era il simbolo dell’inesorabile deriva esistenziale a cui andavano incontro i due protagonisti, in Your Name, il meteorite che minaccia di schiantarsi da un momento all’altro sulla Terra è simbolo di quel percorso di avvicinamento, ricco di tensione emotiva, che porterà Taki e Mitsuha a sfiorarsi senza (quasi) mai toccarsi davvero. L’atmosfera poetica e il respiro cosmico della storia sono resi visivamente dalle rappresentazioni del cielo, ormai marchio di fabbrica dell’animazione di Makoto Shinkai. Le inquadrature fortemente prospettiche ci restituiscono una visione a tratti sognante, a tratti inquietante della volta celeste, ricca di colori ora ipersaturi, ora dai toni pastello, realizzate con tecniche digitali, ma che riescono meravigliosamente a mantenere l’estetica del disegno a mano, in una felice integrazione con l’animazione tradizionale dei primi piani. Se le rappresentazioni della natura hanno dell’immaginifico e del miracoloso, gli iperrealistici panorami urbani presentano una sorprendente cura per il dettaglio: ogni inquadratura è studiata per restituire il pathos di una narrazione innovativa e sorprendente.

Your Name è il secondo film d’animazione giapponese con il maggior incasso di sempre (superato soltanto da La città incantata di Hayao Miyazaki, 2001), e qualcuno auspica una nomination agli Oscar come Miglior Film d’Animazione. Da oggi, e fino a mercoledì, il film sarà proiettato in versione doppiata anche nelle sale italiane.

Insomma, tutto questo per dirvi che, nei prossimi tre giorni, se qualcuno mi cerca mi trova al cinema.