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La La Land
 a furor di popolo è il film uscito trionfante dalla serata degli Oscar 2017, rischiando persino di vincere il titolo di Miglior Film dell’anno, salvo essere beffati da un errore grossolano, per cui Jimmy Kimmel ha risollevato una serata abbastanza normale e con pochi picchi emozionali. Ma che film è La La Land? Proviamo a scoprirlo.

Damien Chazelle, dopo il suo Whiplash, capisce che il momento è quello giusto per forzare la mano e puntare in alto, così, nel 2016 (2017 in Italia) esce nelle sale La La Land, che nel giro di pochi giorni è parodiato in ogni dove, ma con grande affetto; mentre la canzone principale City of Stars riempie di sogni e malinconia tutti quelli che la cantano.

Analisi

– Sotto un altro giorno di sole, due jazzisti della vita –

Il film, ambientato nel nostro mondo contemporaneo, trasuda stile retrò sin dalla primissima canzone che apre in modo (abbastanza) sfacciato il musical, sia per musicalità e coreografia, sia per il tecnicismo di un pianosequenza ben elaborato e che rende il tutto molto fluido e coinvolgente. Il brano Another Day of Sun richiama immediatamente a un mondo che non sembra essere il nostro, ma, evidentemente, per il regista, l’intera città di Los Angeles è ancorata all’idea fantastica (e in parte ancora reale) dello show business ed è frequentata da persone che arrivano in questa città, dove le stagioni restano immutate, sognando di realizzare i propri sogni, con la caparbietà, l’imprevedibilità e il contrasto dei suoni emozionanti del jazz.

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I protagonisti del film si potrebbero dipingere esattamente come Sebastian descrive a Mia il jazz suonato dal vivo, in cui ogni strumento tenta di entrare in contrasto con un altro per prevalere, ma è questo contrasto di note improvvisate che rende il suono bellissimo e unico: «Ogni volta nuovo di zecca, ogni sera! Ed è molto esaltante!». È questo che sono i protagonisti: due persone che viaggiano sulla stessa concezione dell’arte e che entrano in continuo conflitto per ottenere, finalmente, l’idea tangibile che qualcosa, nei loro sogni artistici, si stia muovendo. La magia del film e del loro rapporto, infatti, tocca il culmine proprio nella scena in cui entrambi cantano City of Stars, con pochi artifici scenici e tanta energia fra i due attori; come fossero il sax e il pianoforte di una band jazz che duellano, si esprimono singolarmente, si uniscono, duettano, si compiacciono e quando si separano qualcosa dell’uno è rimasto nell’altro: «City of stars»; canta sommesso Sebastian: «You never shined so brightly»; finisce con un dolce sorriso Mia ed ecco l’apice dell’incanto romantico fra i due.

 – Nella folla emergono due voci anomale –

Singolarmente, quando non si conoscevano o frequentavano, la loro vita era bloccata, fissata a un punto morto che non consentiva di vivere bene la quotidianità. Le coinquiline dell’aspirante attrice la spingono a cercare qualcuno fra la folla nella canzone Someone in the crowd, unico modo per emergere nel caotico e gelido mondo attoriale. Lei effettivamente trova qualcuno, ma la sua scarsa presenza scenica e la poca importanza che il regista dà al loro conoscersi, ci fa capire che Mia non prova nulla per lui.
Sebastian vive di ricordi e belle speranze in una casa che pare un magazzino e appare privo di alcun interesse a conoscere altre persone. La sua ossessione ricade sull’intro di City of Stars: poche note, un preludio a qualcosa che non sa ancora esprimere: «Is this the start of something wonderful and new?/ Or one more dream that I cannot make true?»; è l’ultima parte del primo testo che troviamo allegato a questa melodia: un testo breve, sommesso da un filo di speranza che sta per spezzarsi.
I due appaiono come personaggi totalmente fuori dagli schemi di una contemporaneità cinica, lontana dai valori dei rapporti umani e specialmente dalla vera concezione dell’arte. Per Mia i provini sono pieni di gente disinteressata alle emozioni che puntualmente offre con incredibili sentimenti. Uffici bianchi di persone distratte, di modelle e di individui che non si soffermano a valutare realmente la sua prova attoriale. Sebastian si vede circondato da persone che in realtà non stanno ascoltando ciò che suona, fosse anche il brano jazz della sua vita, che gli fa buttare sudore sui tasti bianchi e neri. Per gli altri la sua musica non è altro che un tappeto sonoro per continuare a chiacchierare.

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Una caratteristica vocale importante sta nel fatto che tutti gli altri cantanti coinvolti hanno voci perfette, chiare, limpide, troppo giuste e regolate per trasmettere una reale emozione; mentre le voci di Ryan Gosling ed Emma Stone sono le voci del pubblico, quelle di chi canta sotto la doccia o per strada, voci quotidiane che dalla quotidianità estrapolano i veri sentimenti e li sublimano, offrendoli nel modo più reale possibile agli spettatori. È proprio questa caratteristica, a mio parere, che sottolinea il distacco fra la folla di Los Angeles che inneggia a un altro giorno di sole o le coinquiline frivole che tentano la scalata sociale cercando qualcuno fra la folla, dai protagonisti che colpiscono emotivamente con City of Stars e Audition (The Fools Who Dreams).
Sono due anime sole, dunque, in un contesto completamente avverso ai loro pensieri sulla vita e che stanno per percepire il baratro della sconfitta. Qui entra in gioco il canto del cigno di Sebastian, il quale tenta di sfidare quel pubblico incurante con la sua melodia migliore e sa bene che se nessuno gli presterà attenzione rischierà il posto di lavoro. Però lo fa, è una follia ma lo fa! Suona questa melodia con tutto se stesso e solo apparentemente fallisce nel suo scopo. Il pubblico del locale lo ignora, il capo lo licenzia perché per l’ennesima volta non ha rispettato la scaletta di brani e rimane gelido di fronte all’idea di licenziarlo nel periodo natalizio: «Ho visto gli addobbi»; gli risponde, fornendo prova di quanto materialistico fosse il suo pensiero. Eppure quel canto del cigno funzionerà perché gli farà conoscere Mia, la quale, incantata per la melodia, era entrata nel locale ed aveva assistito a buona parte dell’esibizione; solo lei, in quel mondo freddo, poteva cogliere la vera anima di quel pianista sconosciuto e pur ignorandone il nome innamorarsene.

– L’equilibrio del jazz –

Dopo aver passato il culmine del loro rapporto con il duetto in City of Stars, inizia il declino verso la cruda realtà. Ognuno intraprende la propria strada e mentre l’uno suona come un divo le sue tante tastiere elettroniche sopra una folla adorante, l’altra pian piano scompare inghiottita fra la folla. Il brano Start a Fire cantato da John Legend è un brano vivace, moderno, energico, eppure Chazelle riesce a far calare in quell’atmosfera di festa del concerto, un’ombra d’inquietudine; il regista ha così deliziato il pubblico con la “semplice” City of Stars, con quell’intro di poche note, ripetute e ripetute fino a farcele imparare a memoria, che, adesso, i suoni moderni di questo brano appaiono come le note della corruzione dei sogni di Sebastian e come la prima crepa in un rapporto di coppia perfetto; insomma, si capisce che è il preludio a un disastro imminente.
Infondo, il jazz che è acclamato nel film è quello in cui l’equilibrio fra le parti deve essere sempre presente: se il trombettista esce completamente dai ranghi, rovina la performance altrui e il gruppo o lo segue o si sfalda. La coppia di sognatori, dunque, si trova a un bivio. Mia potrebbe accettare di attendere Sebastian — così come nel finale ipotetico immaginato da lei è lui a seguirla a Parigi, nella sua carriera da attrice — ma la verità sta nel fatto che nessuno dei due è disposto a slittare la rincorsa ai propri sogni per dar spazio a quelli dell’altro, specialmente se quest’ultimo (Sebastian) ha messo da parte il desiderio di tutta una vita, diventando un po’ come la folla di Los Angeles.

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La magia del film va a scemare, ma i due non tornano al loro stato iniziale (quello prima di conoscersi), ogni cosa evolve e così anche il loro rapporto con la vita e con i propri sogni. Il pianista ha dovuto cedere un po’ del suo credo artistico “vendendosi” ad un jazz lontano dai canoni che venera; l’attrice, dopo aver dato tutto ciò che poteva per il suo grande e personale monologo teatrale, si arrende all’insensibilità delle persone. Tutto sembra essere tornato a quel punto di rottura citato precedentemente, ma in modalità addirittura più gravi.

 – L’amore ci salva, anche quando finisce –

La bellezza del rapporto fra Sebastian e Mia sta proprio nel loro essersi salvati a vicenda: lei, nell’ultima cena da fidanzati, gli rimprovera di aver dimenticato la sua passione, il sogno di poter far comprendere quel jazz che amava a tante altre persone; lui tenta di farle capire quanto valesse, nonostante le tante porte in faccia, e le procura l’ultima fatale chance di sfondare nel cinema. I due si amano ancora, dichiarano apertamente che non potrà esserci altra storia d’amore come la loro, e proprio perché così importante, comprendono che quella parentesi magica che li ha spinti a volare nel cielo stellato, è stata un momento di purissimo amore, di purissima arte, un incrocio di destini fatale nella rispettiva autorealizzazione, ma è destinata a finire.
Mia ottiene finalmente attenzione quando, a quell’ultimo provino, le chiedono di raccontare qualsiasi cosa e così esterna se stessa, si estranea dalla cameretta delle audizioni e lanciando un inno ai sognatori e ai folli (cui l’intero film è dedicato) conquista il ruolo che la porterà a essere una diva del cinema.
Sebastian, invece, s’impegna ad aprire il locale jazz che aveva sempre desiderato e pian piano lo fa diventare un punto nevralgico del panorama musicale di Los Angeles.

Cosa si può dire dell’epilogo, quando i due, dopo anni, s’incontrano nuovamente, lui seduto al pianoforte, sul palco del suo locale, dove è acclamato e rispettato; e lei seduta fra il pubblico accanto a suo marito? Lui la guarda ed è sommerso dai ricordi e dalle emozioni, poi, le dedica il brano della sua vita. Non ha altro da dirle, solo mostrarle se stesso, come inconsciamente ha fatto durante il loro primo incontro, al locale; ora le mostra ciò che è diventato, ciò che la loro storia d’amore ha creato. Le immagini che la musica evoca in lei, di una storia d’amore perfetta senza intoppi d’alcun genere, erano ciò che quella melodia le suggeriva: i due, in fondo, non avevano mai smesso di amarsi e di pensarsi; e il tempo che avevano trascorso insieme non era stato inutile, non era cessato nel momento della loro separazione, ma lui era lì con lei a Parigi, nei ricordi, nelle esperienze. Non solo erano maturati insieme, ma si amavano profondamente ed erano consapevoli che nessun’altra storia d’amore sarebbe stata uguale a quella. I due non hanno bisogno di parole, hanno già comunicato tramite il brano musicale più di quanto avessero potuto fare e con un ultimo sguardo, si separano.

 – Che film è La La Land? –

La La Land è il musical che tramite il classico ci parla del contemporaneo, sferra critiche alla società odierna ed esalta l’arte e i suoi sentimenti, è un inno ai sognatori e ai folli perché sono loro che catturano le emozioni e danno alla vita nuovi colori maxresdefaultscacciando quell’ennesimo giorno di sole raggiante: allucinogeno per andare avanti in una città (emblema, in questo caso, della società contemporanea intera) dove non si percepiscono le stagioni se non sono dichiarate dalle didascalie (nessuno avrebbe mai detto che la scena iniziale fosse ambientata in inverno). Così, ecco Mia e Sebastian, vessilli di chi riesce a colorare il mondo con le loro fantasie, le loro speranze, i loro sentimenti che ci investono di bellezza e magia, facendoci credere che effettivamente si possa volare nel cielo stellato e… per raccontare una tale storia, quale mezzo migliore del musical?
“Che film è La La Land?”, domandavo: un film che fa sognare.