Locandina del Festival e Mercato Internazionale del Cinema d’animazione

Anche quest’anno, dal 12 al 17 Giugno, uno dei principali appuntamenti per gli amanti del cinema d’animazione ha avuto luogo.

La località in cui il festival si è svolto è magnifica, a questo giudizio contribuisce in maniera decisiva il lago incastonato tra piccoli rilievi pieni di rigogliosa vegetazione; questi elementi – com’è facile prevedere – regalano scorci per delle foto ricordo e ampi spazi dove accasciarsi a riposare per trovare un po’ di refrigerio. La temperatura infatti è stata molto alta anche qui nel dipartimento dell’Alta Savoia – che ha come capoluogo proprio Annecy -, appartenente alla regione Ivernia-Rodano-Alpi nel sud della Francia, vicinissimo alla Svizzera – Ginevra è veramente a un passo – e all’Italia. Arrivare da Torino (come nel mio caso) è stato abbastanza semplice e veloce, anche se sono riuscito comunque a sbagliare strada. Ciò ha dato luogo a una piccola disavventura linguistica e non, ma questa è un’altra storia.

Qui si tratterà più di corse pazze e spostamenti leggiadri e calcolati da una sala all’altra, da uno spettacolo all’altro.

Questo festival è senza dubbio la manifestazione più importante di questa località e quella che desta maggiore interesse all’esterno non solo della Francia, ma anche della stessa Europa (nel corso dell’esperienza ho notato parecchi partecipanti da ogni parte del globo: Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Australia in testa).

Tutto questo serve a ribadire empiricamente lo statuto internazionale – con cui a partire dallo stesso titolo il festival si mostra – e l’ampia portata dell’evento che di fatto è uno dei più importanti al mondo per il settore del cinema d’animazione.

La programmazione prevede una valanga – tanto per usare un termine tecnico – di eventi, dalla natura più varia e disparata, che tratterò con esaustività in un pezzo complessivo sulla struttura e il funzionamento del festival che si vedrà nero su bianco più in là.

Qui di seguito le proiezioni a cui ho avuto accesso i primi tre giorni (per lo più lungometraggi della selezione per il concorso):

Giorno 1:

Tehran Taboo

Interessante, dissacrante e a tratti divertente racconto della città iraniana al giorno d’oggi. Ha sicuramente il merito di raccontare una realtà a noi occidentali – o quantomeno a me – poco conosciuta, anche se non mi ha convinto il finale, troppo frettoloso. La tecnica usata – il rotoscopio – descrive efficacemente sia la realtà urbana, i suoi interni, gli scorci che le persone, i loro corpi e specialmente i volti.

Voto in breve: 3,5 su 5.

Ethel & Ernest

Il toccante racconto, tratto dall’omonima graphic novel di Raymond Briggs, si concentra sui due personaggi che danno il titolo all’opera e sviluppa interamente la loro vita passata assieme: dalla prima conoscenza, al matrimonio, alla crescita di un figlio, alla guerra e infine all’invecchiamento. La storia si situa a Londra ricoprendo un arco temporale che va dagli anni ’20 e giunge fino al 1971, anno della morte dei due innamorati.

Non particolarmente elaborato sia nello stile che nella trama permette, forse proprio per questo, una forte empatia con i personaggi. È condito da una riuscita ironia all’inglese e per i titoli di coda vanta una canzone originale di Paul McCarthy.

Voto in breve 3 su 5.

 

1917 der Wahre Oktober

Presentato fuori concorso, narra la storia della stessa regista che ripercorre la rivoluzione d’Ottobre in Russia utilizzando testimonianze dirette dei personaggi di cultura elevata che l’hanno vissuta, intrecciando quest’ultime e creando uno sviluppo narrativo che permette di illuminare dettagli che probabilmente non troveremmo nei libri di scuola. Il film, peculiare nella sua realizzazione – la regista si avvale di sagome di cartoncino ritagliate e colorate con cui comporre le proprie scene (la tecnica si chiama paper cut-outs) –, risulta sicuramente di un certo interesse sia estetico che narrativo.

Voto in breve 2,5 su 5.

Giorno 2:

Big Fish & Begonia

Lungometraggio cinese dalla lunga gestazione che tratta di una popolazione di individui antropomorfi dotati di poteri magici legati ai cinque elementi e, in particolare, di un triangolo amoroso che sboccia tra una di loro e un essere umano e tra la prima e un altro esponente di questa popolazione antropomorfa. L’ambientazione, che a me ha ricordato vagamente i ghibliani Il castello errante di Howl e La città incantata, è sede di accadimenti naturali di vario tipo, in particolare trasformazioni e mutamenti di questi esseri a metà tra il divino e l’umano.

Eccellente per effetti speciali e costruzione grafica, la storia non delude nonostante la sua semplicità di fondo e il messaggio che il film vuole veicolare arriva chiaramente – qual è non ve lo dico, vi toccherà vederlo!

Voto in breve 4 su 5.

Animal Crackers

Questo lungometraggio è il frutto di una co-produzione tra Stati Uniti, Spagna e Cina, tratta di una particolare scatola di crackers, che riesce a trasformare chi li mangia in un animale, e di una famiglia dalla fortissima passione per il circo.

Il tono a volte surreale e assurdo della messa in scena dà vita a un film leggero che ricorda quanto sia importante seguire le proprie passioni per essere felici. Nonostante la ovvia predilezione per un pubblico più giovane, non demerita anche se capita agli occhi di un adulto.

Voto in breve 2,5 su 5.

Pataphysical Detectives

Questa selezione di corti della Clyde Henry Productions, facente parte di una serie di proiezioni speciali, risulta complessivamente molto interessante e peculiare, visto l’ottimo utilizzo della puppet animation miscelata di volta in volta con attori in carne e ossa e altre tecniche. I lavori sono di lunghezza disomogenea – si va dai piccoli siparietti di pochi minuti, con protagonisti due piccioni umoristi e dissacranti, a minutaggi più rilassati, per un massimo di circa mezz’ora -; molto interessanti i due più lunghi – Madame Tutti-Putti e Higglety Pigglety Pop! Or There Must Be More to Life.

Il primo racconta di una donna, che si tira dietro un’enorme quantità di bagagli, e del suo viaggio in treno; il secondo invece di un cane che decide di andarsene da casa perché – come appunto recita il sottotitolo – ci deve pur essere qualcosa di più per cui vivere e ciò che conta è fare esperienze.

Quest’ultimo si avvale delle voci di attori e cineasti famosi come Meryl Streep e Spike Jonze.

Voto in breve complessivo 3 su 5.

Peter Földes, a Boy with a Bright Future

Quest’altra raccolta di corti – il cui titolo è ripreso da un lavoro omonimo – riunisce buona parte della produzione tra gli anni ’60 e i ’70 di Peter Földes, pioniere dell’animazione col computer morto dopo soli 25 anni di carriera.

I lavori sono di carattere molto vario: si passa da corti critici nei confronti della società e della velocità a cui ci obbliga a vivere, alle pubblicità di note marche (Heineken, Indesit e Bahlsen) fino a corti psichedelici e visionari. Principio cardine delle opere di Földes, poliedrico nel proprio lavoro tanto da utilizzare moltissime tecniche d’animazione anche all’interno dello stesso cortometraggio, è senz’altro la metamorfosi delle forme che lentamente cambiano conformazione a costituire, apparentemente con gli stessi segni, qualcosa di diverso, di altro.

Voto in breve complessivo 3 su 5.

Giorno 3:

A Silent Voice

 

Questo lungometraggio, adattamento del manga omonimo di Yoshitoki Ōima, tratta di come si evolve e cambia il rapporto tra due ragazzi, un maschio e una femmina, tra le medie e il liceo e indaga, traendo spunto da questa vicenda, cosa significhi relazionarsi con qualcuno di diverso da sé – o per categorie di pensiero o per deficit di vario genere. La protagonista infatti è sorda e si relaziona con gli altri attraverso un quadernino.

Scopo primario del film non è mostrare come ci si debba adeguare all’alterità per farsi intendere e comunicare, bensì mettere in luce che perché si dia un contatto reale ognuno deve essere in grado di sospendere temporaneamente i propri schemi per comprendere le ragioni dell’altro e accettarlo senza imporgli di adeguarsi alla propria visione.

Voto in breve 4,5 su 5.

Sun Xu, the Magician and the World

La selezione di cortometraggi di Sun Xu fa parte di una delle sezioni non competitive principali del festival, ovvero l’annuale omaggio al paese ospitato: la Cina. Questo giovane (è nato nel 1980, poco dopo la fine della Rivoluzione Culturale), prolifico e acclamato artista cinese lavora utilizzando e mescolando varie tecniche (colori acrilici, pastelli, inchiostro e stop motion). Le tematiche dei suoi lavori sono guidate da una spiccata sensibilità politica e sociale, basti pensare ai riusciti e recenti Some Actions Which Haven’t Been Defined yet in the Revolution, Clown’s Revolution e Beyond-ism (il primo del 2011 e i successivi del 2010).

Voto complessivo in breve 2,5 su 5.

In this Corner of the World

Anch’esso basato su un manga dal titolo omonimo, scritto e disegnato da Fumiyo Kōno, racconta le vicende di una giovane ragazza di Eba, un piccolo paesino di mare nella prefettura di Hiroshima, che viene data in sposa a un membro della marina militare giapponese. Per questo sarà costretta a trasferirsi, proprio in corrispondenza dell’inizio della guerra del Pacifico, in un’altra realtà più grande, Kure, sede principale di due delle più importanti navi da guerra della flotta giapponese.

La trama, un po’ come La Tomba della Lucciole, tratta da un lato dell’indigenza, della pericolosità e della dolorosità della vita durante la guerra con lucida e schietta semplicità; dall’altro tratteggia in un quadro idilliaco la vita semplice e tranquilla della realtà rurale giapponese.

Voto in breve 4 su 5.

I’ll Just Live in Bando

 

Questo grottesco e ironico lungometraggio Fuori Concorso tratta della vita di un professore di teatro che mira da un lato a migliorare la propria condizione, diventando titolare di una cattedra, e dall’altro a provare a sfondare come attore (suo sogno segreto fin da quando era piccolo).

La particolarità e la bellezza di questo film risiedono tutte nei dialoghi e nelle situazioni, assurde appunto, in cui il personaggio – e tutti quelli che gli ruotano attorno – si trova a muoversi, creando una comicità ben riuscita e modulata fatta di situazioni e gag una di seguito all’altra.

Voto in breve 3,5 su 5.