Un’inferno di afa e fuoco che devasta le praterie del Texas, in cui l’ unica forma di movimento sembra essere quella delle pompe per l’estrazione del petrolio. Paesaggi immensi in cui si incontrano paesi fantasma ormai spopolati e lunghe strade costellate di cartelli pubblicitari di prestiti. Il cielo è sempre grigio, l’atmosfera è sempre cupa e lugubre. Questo è lo scenario dove si svolge la vita dei fratelli Howard nel film Hell or High Water, diretto da David Mackenzie. L’ambientazione è un importante elemento che accomuna il film agli altri due appartenenti alla trilogia informale dello sceneggiatore Taylor Sheridan, Sicario (2015) e Wind River (il debutto alla regia di Sheridan), in uscita nelle sale italiane la prossima primavera. I luoghi in cui sono ambientati questi film sono sempre luoghi di confine: in Sicario è il confine tra gli Stati Uniti e il Messico, in Wind River  è il confine di una riserva indiana, mentre in Hell or High Water sono ripresi i luoghi classici della frontiera americana, il vecchio West. 

Come molti fuorilegge dei classici western, i fratelli Howard girano il Texas per rapinare banche in un mondo in cui i banditi non sono più armati di pistole ma siedono in giacca e cravatta dietro a delle scrivanie, espropriando gli averi di famiglie già povere come quella dei protagonisti. La famiglia Howard, infatti,  è stata ridotta in miseria da un prestito con interessi assurdi che il fratello minore Toby (Chris Pine) ha dovuto contrarre per pagare le cure mediche alla madre malata, mentre il fratello maggiore, Tanner (Ben Foster), era in galera per l’omicidio formalmente accidentale del padre violento. I due fratelli non potrebbero essere più diversi: Toby sembra insicuro e impacciato, mentre il fratello maggiore è esuberante e spaccone. I due caratteri non sono però stereotipati e neanche fissi, se non avviene in nessuno dei due una crescita personale il nostro sguardo su di loro cambia durante l’evolversi della storia. Entrambi sono legati da un destino disperato, che li spinge per motivi diversi a mettere in atto un piano criminale: non si tratta, infatti, di piccoli furti per sopravvivere ma di un piano preciso immediatamente intuito dal vecchio Texas Ranger sulle loro tracce, un impeccabile Jeff Bridges.

Il piano dei fratelli Howard è intuibile fin dall’inizio del film ma i suoi dettagli si scoprono durante il corso dell’azione così come le motivazioni dei due protagonisti. Lo scopo dei due fratelli è lo stesso ma le loro motivazioni sono diverse ed entrambe si rivelano in due dialoghi fondamentali. Il primo riguarda Tanner, che seduto a un tavolo da poker in un casinò indiano incontra un Comanche, che gli spiega il nome del suo popolo: Comanche significa nemici per sempre e di tutti. Tanner si riconosce in questa definizione. La motivazione del suo comportamento è soddisfare il suo desiderio di ribellione nei confronti di un mondo che per lui è sempre stato avverso. Il titolo originale della sceneggiatura del film era Comancheria, il luogo dove vivevano i Comanche prima della loro sconfitta, una regione a cavallo tra l’attuale New Mexico e il Texas, dove è ambientato il film. Esiste ancora la Comacheria? Il luogo fisico non può essere cancellato ma la risposta immediata potrebbe essere che non esiste più: come ricorda il film, infatti, i Comanche non sono più padroni di nulla, sono sconfitti. Così come non esistono più i cowboy e i pistoleri del vecchio West. Il film sembra suggerirci però che in qualche modo esistono ancora, perché anche se la forma e i personaggi possono cambiare la storia si ripete sempre uguale: ci saranno sempre vincitori e vinti e luoghi selvaggi.

I luoghi selvaggi descritti da Sheridan nei film della sua trilogia sono veri e propri protagonisti delle sue storie, sono luoghi dove gli uomini non possono contare sull’aiuto di nessuno e in cui sopravvive solo chi è più forte. Non sono necessariamente i luoghi in cui la natura è ancora incontaminata e le condizioni di vita sono difficili per l’uomo (come nel caso di Wind River). Un luogo selvaggio può essere anche una città messicana a pochi passi dal confine con gli Stati Uniti controllata dai cartelli della droga, che accoglie i suoi visitatori con dei cadaveri mutilati appesi a un ponte come monito (Sicario).  Sono luoghi in cui sopravvive chi ha più determinazione, da qui il titolo del film Hell or High Water, dall’espressione inglese come hell or high water, che significa fare qualcosa con determinazione lottando contro ogni avversità.

Chi lotta nel film, al contrario forse di quello che potrebbe sembrare inizialmente, è il fratello minore Toby. La sua non è una ribellione fine a se stessa come quella del fratello maggiore, ma è finalizzata a uno scopo. Vuole assicurare un futuro migliore ai suoi figli facendo uscire la sua famiglia dallo stato di povertà in cui si trova da generazioni, come rivela il secondo dialogo fondamentale, in cui Toby nell’ultima scena del film parla con il Ranger che li ha inseguiti:

Toby: Sono sempre stato povero. Come i miei genitori e i loro. È come una malattia…che si propaga di generazione in generazione. Infetta chiunque conosci. Ma non i miei ragazzi. Non più.

 

Il grande tema del film è sicuramente la povertà, che si ritrova ovunque a partire dalle primissime immagini, quando la telecamera inquadra un muro in cui si legge una scritta fatta con una bomboletta spray: “ 3 TOURS IN IRAQ BUT NO BAILONT FOR PEOPLE LIKE US”. Essa è la vera frontiera del film, che divide le persone e le fa vivere in mondi di possibilità differenti. È un limite che viene interiorizzato e come dice Toby diventa come una malattia, da cui sembra impossibile guarire. La povertà, come molti hanno teorizzato, può essere definita come una limitazione delle possibilità di essere e di azione di un uomo. I fratelli Howard mettono in atto un piano anacronistico e che sanno essere senza speranza perché non hanno alternative davanti a loro: la loro condizione sociale e il contesto familiare a cui appartengono ha limitato pesantemente le loro loro possibilità di scelta.

L’importanza dei fattori che determinano la vita di un individuo è un interesse di Sheridan, che ha raccontato di aver avuto l’idea per scrivere il film pensando a suo figlio di un anno e chiedendosi: “How will my failure or success limit what he becomes?”.1 In questa prospettiva Hell or High Water si presenta come un film estremamente personale dove Sheridan ha voluto ritrarre le sue preoccupazioni sul futuro in un ambiente familiare, il Texas dove è cresciuto e di cui ha voluto rappresentare la bellezza e la sofferenza. È anche il film più rassicurante della trilogia, dove esiste un lieto fine anche se raggiunto a caro prezzo. Hell or High Water racconta di un padre che riesce salvare i propri figli a differenza di Sicario e Wind River,  dove Alejandro (Benicio del Toro) e Cory Lambert (Jeremy Renner) sono padri sconfitti che cercano vendetta.

La rappresentazione delle nuove frontiere invisibili dell’America contemporanea è il denominatore comune dei film della trilogia di Sheridan, di cui credo che Hell or High Water possa essere considerato il cuore. Se tutti e tre i film rappresentano una rivisitazione moderna del genere western, questo film è quello che nel confronto si avvicina di più al paradigma del western classico, riproponendo le stesse icone: il Texas di Hell or High Water è  davvero la terra degli ultimi cowboy e degli ultimi Comanche. La compresenza degli ultimi baluardi del vecchio Texas e dei problemi dell’America di oggi rappresenta la chiave interpretativa dell’intera trilogia.