Oggi esce nelle sale italiane il primo film americano di Paolo Virzì, Ella & John. Il titolo originale con cui il film è stato presentato ai festival è The Leisure Seeker, il nome del vecchio camper con cui i protagonisti, Ella (Helen Mirren) e John Spencer (Donald Sutherland), andavano in vacanza con i loro figli negli anni Settanta e con cui decidono di compiere un ultimo viaggio insieme verso sud seguendo la route 1. La storia dell’anziana coppia più che un viaggio è una fuga da un futuro di cure mediche che li separerebbe: John, infatti, è affetto da quello che nel film è definito come un disturbo di memoria (che ha tutti i tratti dell’Alzheimer anche se la parola non viene mai pronunciata durante il corso del film) ed Ella ha un tumore in fase terminale. Il film per molti versi è tipicamente virziniano e segue la linea principale della sua filmografia, tentando continuamente di mescolare con ironia la tragedia e la commedia, come ha più volte affermato Virzì presentando il film: ho questo viziaccio di prendere argomenti tristi e penosi e provare a trasformarli in avventure avvincenti. Il segreto è mescolare commedia e tragedia, sempre.1

L’anteprima nazionale del film è stata solo pochi giorni fa, il 16 Gennaio, a Torino, una città a cui il regista è molto legato, avendo vissuto proprio qui i suoi primi anni di vita e avendo invece più recentemente diretto il Torino Film Festival, di cui ha subito chiesto notizie in conferenza stampa. In questa occasione Virzì è sempre sembrato giustificarsi rispetto alla sua scelta di girare un film americano con grandi attori, spiegando subito come sia stato convinto solo dopo molte insistenze. I produttori del film, l’Indiana Production in collaborazione con Rai Cinema, hanno cercato di esportare il nostro Virzì in America dopo che alcuni suoi film (Il capitale umano e La pazza gioia) sono stati designati come “Italian Entry” per l’Oscar nella categoria “Best Foreign Language”. Ma Virzì non era molto convinto ed era soprattutto spaventato dalla mole di soggetti, romanzi, racconti che gli venivano recapitati per trovare una storia adatta a un film da ambientare in America, fino al giorno in cui ha incontrato in mezzo a molte altre proposte una novella di Michael Zadoorian sulla storia di una fuga di una coppia di anziani verso la California lungo la mitica Route 66:

Ci trovai qualcosa di molto attraente: uno spirito sovversivo, di ribellione contro l’ospedalizzazione forzata stabilita dai medici, figli, regole sociali e sanitarie. Ma allo stesso tempo mi sembrava che quel viaggio ripercorresse un paesaggio già molto visto in tanti altri bei film, c’era il rischio di lasciarsi catturate dai cliché, così come a volte capita ai registi americani quando di giorno girano in Italia e finiscono per inquadrare soprattutto luoghi turistici e pittoreschi.

La paura di cadere in facili cliché (per primo il cliché del regista straniero che va in America) sembra aver trattenuto molto Virzì dalla realizzazione del film e ha determinato molte scelte nella sceneggiatura come non citare mai l’Alzheimer, non ambientare la storia sulla leggendaria route 66 ma sulla route 1, alla ricerca di ambienti meno vistosi, con qualcosa di ordinario, cercando visivamente l’atmosfera dolce, delicata e malinconica che caratterizza la nostra storia. Anche la scelta iniziale di attori del calibro di Helen Mirren e Donald Sutherland, è stata per Virzì un modo per posticipare il suo arrivo in America:

Ricordo di essermi lasciato scappare di bocca una specie di impegno: se Donald Sutherland accetta di interpretare il ruolo di John e Helen Mirren quello di Ella allora giuro che questo film lo faccio. Ma era solo un modo di spararla grossa, per mettere le mani avanti, per allontanare la possibilità di quel progetto americano che i miei amici produttori e co-sceneggiatori caldeggiavano fanaticamente.

Ma non è bastato neanche questo. I due attori si sono mostrati subito entusiasti del progetto, soprattutto Sutherland che ha immediatamente risposto alla proposta invitando Virzì ad andare subito in America per un incontro. Lavorare con i due grandi attori è stato ciò che sembra alla fine averlo convinto ad attraversare l’Oceano:

lavorare con un’attrice sublime come Helen ed un’autentica leggenda come Donald è stato, oltre che elettrizzante, molto istruttivo. Mi incantavo a guardarli recitare, lui intenso e regale, ma anche buffo e imprevedibile, lei acuta, saggia, spiritosissima e poi improvvisamente piena di foga, di rabbia, di dolore. Faticavo a dire la parola “stop”, anzi “cut!”. Forse è stato soprattutto per godere del piacere di condividere un’esperienza con due artisti che mi affascinano e mi emozionano che ho fatti i bagagli e sono andato a girare un film in America almeno per una volta nella mia storia di regista italiano, anzi di Livorno.

L’interpretazione dei due attori è, infatti, straordinaria ed è la vera anima del film. Senza di loro il film non sarebbe esistito e per questo motivo è un prodotto molto hollywoodiano: punta tutto su attori prestigiosi e riconosciuti che attirano il pubblico in sala. Virzì ha accettato il suo ruolo quasi secondario davanti a questi grandi interpreti, che ha seguito sul set come ha affermato ironicamente: in realtà forse non avevano bisogno di un regista. In fondo il succo del nostro lavoro, con la mia troupe, era cercare di essere sempre pronti a catturare la grazia e la poesia che quei due artisti straordinari erano in grado di creare sul set. La troupe invece era molto italiana e ne facevano parte professionisti conosciuti anche in America come il direttore della fotografia Luca Bigazzi, e i più stretti collaboratori del regista come la sua assistente alla regia Elisabetta Boni, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, co-sceneggiatori insieme a Virzì, che insieme alla troupe ha cercato di portare con sé quello che ha definito come il nostro modo italiano di osservare le cose, un senso di verità e di spudoratezza verso la natura umana: non avere paura di esplorare l’aspetto ridicolo della vita, che è qualcosa di esaltante e spaventoso al tempo stesso, ed è proprio questa duplicità che cerco di far emergere in un film.

Il racconto di Virzì del suo punto di vista sulla produzione del film sembra un ulteriore mettere le mani avanti, come per dire: se non è venuto bene non è neanche troppo colpa mia, mi hanno costretto! Non volevo fare l’americano. Credo però che non sia un trucco o falsa modestia, ma che sia stata una reale preoccupazione di Virzì quella di portare il suo cinema, mai perfetto né grandioso ma ricco di umanità, nella terra delle grandi produzioni e dello star system. L’incontro in questo caso è stato abbastanza fortunato: il risultato è un film molto personale con grandissimi attori, non sempre perfettamente riuscito ma ciò non è un difetto, quanto piuttosto la matrice stilistica di Virzì. I suoi film non tendono mai all’equilibrio o alla perfezione stilistica, ma inseguono i sentimenti e le sensazioni. The Leisure Seeker segue questa linea ma in maniera un po’ smorzata, come se Virzì non si sentisse effettivamente a casa sua durante le riprese di questo road movie, che forse sarebbe stato più comodo sull’Aurelia.

Il film riprende temi che sono molto simili a quelli della Pazza gioia, come la libertà degli individui costretti dalla società all’ospedalizzazione e ne aggiunge altri come il tema della vecchiaia e del fine vita, affrontati in modo non banale e con una libertà che forse in Italia incontrerà qualche ostacolo. Molto interessante quello che Virzì ha detto sul film a Venezia rispondendo a una domanda su come aveva affrontato questi temi:

Io non credo che nel cinema debbano esserci film a tema ma solo belle storie. E’ ovvio che il nostro film affronta temi importanti come quello della libertà. Noi autori abbiamo condiviso sempre le scelte dei nostri personaggi. Scelte piene di dignità. Non prendo posizione ma devo ammettere di aver amato la ribellione amorevole e coraggiosa di Ella e John, culminata in un finale grandioso.2

1Tutte le citazioni, dove non specificamente indicato, vengono dalle note di regia della conferenza stampa seguita all’anteprima nazionale del film avvenuta a Torino lo scorso 16 gennaio.

2http://www.sentieriselvaggi.it/venezia74-the-leisure-seeker-incontro-con-paolo-virzi-e-il-cast-del-film/