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Recensioni cinematografiche

Autore: Maria Adorno

#CineBit: The Grand Budapest Hotel (2014) di Wes Anderson: Una fiaba color pastello

Scena del film The Grand Budapest Hotel (2014) di Wes Anderson

The Color Motion è un sito web che presenta alcuni film in maniera piuttosto originale, vale a dire tramite il loro spettro cromatico; l’idea di base è di catturare il colore principale di ogni fotogramma per poi riprodurli in serie fino a costruire lo spettro rappresentativo di ogni film. Tra i molti già presenti, quelli che più catturano l’attenzione sono naturalmente i film con maggior variazione e originalità cromatica. Tra questi, il regista (nonché filosofo!) Wes Anderson non poteva assolutamente mancare.

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#CineBit: Vertigo (1958) di Alfred Hitchcock: Vertigine cromatica

Scena del film Vertigo (1958) di Alfred Hitchcock

Quando si parla del più famoso ed influente regista inglese, Sir. Alfred Hitchcock, molti sono i film che vengono in mente: Psycho (1960) in primis, subito seguito da North by Northwest (1959), The Rear Window (1954), e il qui analizzato Vertigo, il cui sottotitolo italiano recita “La donna che visse due volte“. Se in tutti questi film molti sono i tratti comuni, a partire dal genere noir / thriller psicologico, Vertigo ha qualcosa che si fa distinguere: l’uso particolare ed accentuatissimo del colore, in particolare della coppia di complementari rosso-verde. L’elemento cromatico spicca già nei titoli di testa, un mix psichedelico di cerchi, spirali e ipnotiche sovrapposizioni che lasciano intendere chiaramente il tema del film.

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#CineBit: In the Mood for Love (2000) di Wong Kar-Wai: Del rosso e delle sue sfaccettature

Scena del film In the Mood for Love – Wong Kar-Wai (2000)

Tra i numerosi registi che amano lavorare, creare e giocare con l’elemento cinematografico del colore, Wong Kar-Wai si distingue particolarmente per l’uso di uno di questi: il rosso. Chungking Express (1994) e 2046 (2004), ad esempio, sono due film in cui il regista di Hong Kong sperimenta molto in termini di saturazione, accostamenti, contrasti; ma quello che forse meglio rappresenta la sua “filosofia cromatica” è l’ormai film-cult In the Mood for Love.
Il tema di base è inscritto nel titolo: l’amore. Il colore principale è altrettanto ovvio, banale, quasi abusato: si parla d’amore, si usa il rosso. Ma così come dell’amore al cinema non ci si stanca mai, lo stesso si può dire del colore che ne è la migliore materializzazione cromatica. Tutto dipende da come lo si impiega; l’uso che Kar-Wai fa del rosso, infatti, è tutt’altro che scontato.

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#CineBit: The Fall (2006) di Tarsem Singh: Una meta-fiaba a colori

Scena del film The Fall (2006) di Tarsem Singh

Parlare di The Fall senza parlare del suo ideatore e regista sarebbe impossibile, sarebbe un torto al film stesso. La genesi di questo film è, infatti, estremamente legata alla mentalità e alla filosofia personale del suo creatore, Tarsem Singh Dhandwar (noto semplicemente come “Tarsem”), regista indiano-americano dall’indole creativa, critica e molto determinata.

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#CineBit: Venere in Pelliccia (2013) di Roman Polański – L’atto creativo oltre realtà e finzione

Scena del film La Vénus à la Fourrure (2013) di Polański

L’ultimo film del regista franco-polacco Roman Polański, Venere in Pelliccia (La Vénus à la Fourrure, 2013), è il perfetto seguito stilistico del precedente film Carnage, se non un suo superamento. Come per il “film-carneficina”, la stanza è una, i personaggi si contano sulle dita di una mano, l’atmosfera è tesa, anzi, tesissima. Questa volta, però, non siamo in un salone d’appartamento, ma in un fatiscente teatro parigino; i protagonisti non sono due coppie di genitori, ma un drammaturgo e un’attrice; l’atmosfera claustrofobica da tipico kammerspiel polańskiano è anche presente all’appello: racconto e film restano inscritti nel teatro, l’esterno quasi non conta. Unico virtuale contatto col mondo esteriore, come spesso in questo genere di film, sono i telefonini (Locke ne è il caso più estremo). L’effetto claustrofobico, però, non è più associato a sentimenti di rabbia e repressione: questa volta la tensione del film è tutta tensione erotica.

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#CineBit: 12 Angry Men (1957) di Sidney Lumet – L’umiltà del non-sapere

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Scena del film 12 Angry Men (1957) di Lumet

Film d’esordio di Sidney Lumet, ottantesimo nella lista dei 100 migliori film americani, 12 Angry Men spicca in particolar modo per la qualità della sceneggiatura e dei dialoghi, abilmente curati da Reginald Rose. Il film porta lo spettatore in medias res: il breve incipit, infatti, rivela subito che siamo di fronte ad un processo per omicidio e che la giuria, composta da 12 uomini, dovrà riunirsi per discutere il verdetto finché non si sarà raggiunta l’unanimità. L’accusato è il figlio dell’uomo trovato morto; non ci sono prove schiaccianti, solo un paio di testimonianze che sembrano essere contro di lui; in caso di verdetto a suo sfavore, il ragazzo sarà destinato alla sedia elettrica, vale a dire a morte certa.

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#CineBit: Carnage (2011) di Roman Polański – Una (dis)umana carneficina: quando la maschera cade

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Scena del film Carnage (2011) di Roman Polański



“Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi,

ma nulla neppure io stesso”
Luigi Pirandello – Uno, Nessuno, Centomila

‘In un salone di un appartamento di Brooklyn ci sono due coppie di genitori che discutono: una scrittrice d’arte e un rappresentante di articoli domestici, un’impiegata finanziaria e un avvocato…’ Sembra l’inizio di una di quelle barzellette che ci si racconta da piccoli; invece, penso possa essere un’ottima sintesi del breve ed intenso film del regista polacco Polański, Carnage (2011). Siamo ancora una volta (come già visto per il film Locke di S. Knight) in una situazione che rispetta le tre unità narrative che, secondo Aristotele, rendono generalmente valida una narrazione: unità d’azione, tempo e spazio. Carnage, infatti, segue minuto per minuto il confronto tardo pomeridiano che Penelope (Jodie Forster) e Michael (John Reilly), proprietari dell’appartamento, instaurano con gli ospiti Nancy (Kate Winslet) ed Alan (Christoph Waltz).

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#cineBIT: Locke (2013) di Steven Knight – Minimalismo acustico

Scena del film Locke (2013) di Steven Knight

Scena del film Locke (2013) di Steven Knight

«I’ve made my decision» I. Locke

L’inizio di Locke è l’inizio di un lungo viaggio notturno che lo spettatore intraprende insieme al protagonista, Ivan Locke, interpretato dall’eccellente Tom Hardy. Ivan è un uomo contraddistinto da serietà, saggezza, soprattutto da un grande senso di responsabilità. Un uomo con una moglie che lo ama, dei figli che lo stimano, un capo che ripone fiducia in lui e un’ottima posizione lavorativa.

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