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Recensioni cinematografiche

Author: Livio Setaro

Quattro chiacchiere con Ezio Leoni di Tycoon Distribution

Per iniziare: Perché nasce Tycoon Distribution?

Per passione. Sia io [Ezio Leoni] che Giovanni [Martini ndr.], andando in alcuni festival italiani e stranieri, abbiamo visto che spesso molti film interessanti non uscivano da noi in Italia. Tycoon Distribution nasce proprio per dare spazio a prodotti che non ne avrebbero.
Con Mister Universo siamo partiti, poi abbiamo preso Tanna e un altro film che uscirà tra settembre e ottobre.
Tycoon Distribution nasce come spin-off di un circolo di cultura cinematografica, The Last Tycoon attivo dal 1997 a Padova.

Come avete recuperato i fondi per partire?

Non c’è un’agenzia vera e propria, né un capitale sociale, c’è solo ciò che il circolo riesce a mettere che viene investito completamente nell’acquisire film.
I costi di acquisizione e distribuzione sono alti e non riusciamo a uscire in tante sale (circa 10 sia con Mister Universo e Tanna).
Il circolo non è a scopo di lucro per cui tutti i fondi che superano il pareggio di bilancio sono finiti nelle spese della casa di distribuzione e per ora siamo abbastanza in paro con le spese.
Noi facciamo soldi per fare cultura, non cultura per fare soldi, come è ben esemplificato da una citazione di Majakovskij che si ritrova nel nostro sito e che apprezzo molto: “Per voi il cinema è spettacolo, per me è quasi una concezione del mondo”.
Siamo tutti volontari, il circolo, a parte l’operatore del cinema, non ha dipendenti a stipendio fisso, soltanto collaborazioni occasionali; per ciò che riguarda la casa di distribuzione la situazione è molto simile.

Bene, allora facciamo un ulteriore passo indietro: perché negli anni ’90 è nato il circolo The Last Tycoon?

Il circolo è nato negli anni ’90 quando abbiamo preso in gestione la monosala parrochiale del cinema Torresino. Le sale parrochiali per legge non possono essere affidate in gestione a un privato, è servito dunque costituirsi come associazione. Quando il cinema Lux si è trovato in una situazione economica difficile lo abbiamo acquisito ed è stato particolarmente bello avere due sale che lavoravano in parallelo con la stessa tessera sociale.
Quando il Torresino è stato chiuso nel settembre 2012 per tutta una serie di motivi, come si può evincere dal comunicato emesso online, siamo rimasti solo al Lux.

Sono tre le figure principali che si occupano dell’associazione (film catcher, hunter e blower); quali sono le loro funzioni?

Le prime due figure, inpersonate da Giovanni e me,  si occupano di scovare i film all’interno dei festival. Non mi fido sempre di Giovanni e dei suoi giudizi, ma è sicuramente affidabile nei suoi pareri. Il film blower, Giacomo Ferigioni, è quello che deve “soffiare” i film, ovvero il diffusore, quello che si occupa della distribuzione e della pubblicità tramite i social media.

Infatti, mi sono chiesto vedendo il vostro organigramma: riuscite a gestire tutto in sole tre persone?

A fatica. Bisognerà aggiungere qualcuno che gestisca la parte economica, tenga in ordine le fatture; per ora, visto che stiamo ancora in una fase embrionale, ho preso io tutto il carico di lavoro, ma ho passato mesi d’inferno, quindi a breve bisognerà infoltire l’organico.

Quanto è importante il forte radicamento che avete col territorio, con Padova?

Il circolo e la città aiutano e supportano molto perché conoscono bene sia il circolo che me, fuori da Padova non tanto. La Tycoon Distribution ha avuto una forte risonanza in Veneto quando è nata, ma dopo il primo film, Mister Universo, già con Tanna questa novità è scemata.

Qual è la voce di bilancio più esosa?

Decisamente l’ufficio stampa, con tutto ciò che concerne la pubblicità e gli eventi di promozione dei film. È qualcosa di cui non puoi fare a meno – sono contentissimo di come ha lavorato -, ma allo stesso tempo è una delle spese più gravose all’interno del nostro bilancio e a tale spesa non è corrisposto, almeno per ora, un rientro economico tangibile. Quindi stiamo ragionando se depontenziare l’ufficio stampa, ma perdendo forza e risorse potrebbe non servire più a nulla. Insomma, dobbiamo capire in che modo farlo funzionare altrettanto bene con una spesa inferiore. La prova del nove avverrà a settembre quando faremo uscire il prossimo film, che è un lungometraggio più leggero – My Name is Emily -, che dovrebbe trovare più facilmente una collocazione di pubblico. Mister Universo è stato molto apprezzato dalla critica, ma non ha avuto un gran riscontro di pubblico: è un film difficile e questo è lo stesso motivo che ci ha permesso di prenderlo. Vedremo anche se doppiare My Name is Emily, perché potrebbe aiutare la distribuzione e toccare un pubblico più giovanile, ma questo solo se il doppiaggio aiuta ad arrivare in più sale. In provincia infatti il film doppiato avrebbe qualche facilitazione a uscire, ma se così non fosse diventerebbe solo un costo aggiuntivo – doppiare un film costa dai 15. 000 ai 20.000 euro, mentre sottotitolare costa molto meno tra i 1.500 e i 2.000. Il doppiaggio infine è utile anche per la distribuzione in televisione, anzi se non lo doppi non te lo compra nessuno.

Qual è la vostra situazione attuale, avete altri film in prossima uscita? Che tipo di programmazione avevate pensato?

Avevo pensato di uscire con Tanna a settembre e poi con My Name is Emily a febbraio, tuttavia tutti gli addetti ai lavori ci hanno consigliato di accorciare i tempi perché era candidato agli Oscar e così ci siamo ritrovati a far uscire due film in due mesi, che è un qualcosa di impensabile per una casa di distribuzione piccola come siamo noi. Allo stesso tempo questa uscita in anticipo ci ha, come è ovvio, fatto bruciare più velocemente e ha comportato a sua volta l’uscita anticipata anche di My Name is Emily.

Far uscire un film a marzo e uno ad aprile poi è stata un’operazione caratterizzata da un problema strutturale che non abbiamo fatto in tempo a risolvere: non siamo riusciti a far uscire Tanna in più sale. Nel caso di Mister Universo erano dieci e sono rimaste dello stesso numero per Tanna; questo è un peccato perché quest’ultimo è un film decisamente più accessibile e appetibile per il pubblico. Poche sale erano senz’altro giustificate per Mister Universo, un film difficile, d’alta qualità e non facilmente digeribile da un pubblico generalizzato, tuttavia Tanna avrebbe meritato, per la sua maggiore fruibilità e per la risonanza avuta grazie alla nomination all’Oscar, più sale e spero infatti che venga recuperato dai cinema andando avanti e inserito nelle rassegne estive. Stiamo lavorando sull’ampliare il nostro giro di sale per dare maggiore visibilità e diffusione ai nostri film; entrare nel Circuito Cinema è fuori dalle nostre possibilità perché solo l’ingresso costa oltre 15.000 euro, ben oltre il nostro budget. Noi speravamo che molte piccole sale si “svegliassero” e accogliessero le nostre proposte, tuttavia anche queste sale più piccole quando hanno un titolo grosso ad alto budget lo prendono e lo tengono su perché giustamente il cinema è cultura, ma anche merce per cui bisogna tenere conto di esigenze economiche. Ovviamente se non vai oltre i 40 paganti già il solo investimento di uscire in quella sala è negativo, al Lux infatti siamo andati molto bene. Usciamo perlopiù in monosale, queste di solito per sopravvivere fanno quando possono la multiprogrammazione e questo talvolta relega alcuni film in fasce orarie poco comode o con poca visibilità. È un aiuto alla sala, ma potrebbe non essere d’aiuto al film. Talvolta, per esempio, è il tempo che ti aiuta casualmente rendendo uno spettacolo ex ante poco appetibile e trasformandolo invece in uno altamente riuscito e remunerativo.

Cosa pensi dell’iniziativa terminata da poco [l’intervista risale al 18/05/17  ndr.] “Cinema 2day”?

Inizialmente sembrava una cosa molto buona, però ha portato con sé molte contraddizioni. Alcune sale seguono l’iniziativa estendendola a tutte le proiezioni, altre solo a una o due insomma a quei film che stanno sparendo dalla programmazione. In Veneto poi quest’iniziativa si sovrappone a una patrocinata dalla Regione che permette di andare al cinema, il martedì, a 3 euro. Di fatto il cinema 2day si sovrappone a quest’ultima costituendone un doppione che per i cinema è meno efficace. Infatti nel caso dell’iniziativa regionale gli esercenti ricevono dalla Regione Veneto stessa la differenza tra il prezzo del biglietto intero e la tariffa agevolata, mantenendo di fatto la stessa entrata in termini economici; così non è nel caso del cinema2day. In prima battuta la novità ha portato parecchi nuovi spettatori, ma subito si è visto che nei giorni prima e dopo la promozione le sale registravano pochi, se non pochissimi, paganti: tutti andavano nel giorno dell’offerta. L’iniziativa infatti non ha comportato, come sarebbe stato lecito aspettarsi, che si creasse un certo grado di fidelizzazione negli spettatori, ovvero che si riuscisse a richiamare al cinema quegli utenti che vanno meno. E anzi tutto ciò ha portato paradossalmente a una svalutazione generalizzata del cinema nell’immaginario comune. Le monosale sono state lasciate in balia di se stesse dal momento che l’informazione – sulle promozioni, eventi etc… – è abbastanza generalizzata e dall’altro lato non si riesce a fidelizzare il pubblico e ad abituarlo a delle promozioni che noi mettiamo in atto ogni settimana. Ad esempio noi facciamo il martedì a 3 euro anche quando non c’è quello organizzato dalla Regione Veneto, ma ancora facciamo fatica a diffondere questa notizia al pubblico.

Dando un’occhiata al vostro sito ho notato che diverse particolarità, ad esempio è ricco di approfondimenti sui film. Da dove deriva questa peculiarità?

Il sito del Lux è diverso dagli altri perché facciamo non solo la programmazione settimanale, Movie Connection funge anche da grande database – uno dei più antichi siti di cinema italiani -, ci sono le schede di moltissimi film (circa 3000), ma a differenza di mymovies.it o cinematografo.it è rimasto sempre amatoriale. Purtroppo è molto meno conosciuto e frequentato però il meccanismo è quello di instaurare una forte relazione e connessione tra la parte culturale e quella informativa. Questo è però frutto del peculiare statuto del Lux, che non è solo cinema, ma primariamente associazione culturale, e proprio alla luce di quest’ultima peculiarità si propone di veicolare cultura e non solo di vendere un prodotto cinematografico. Per esempio a breve usciamo con Orecchie, la scheda ce l’avevamo già pronta – il lungometraggio è stato infatti presentato a Venezia 73 ed è lì che l’abbiamo visionato – e questo fatto aiuta e supporta la programmazione perché permette ai potenziali spettatori di avere, unitamente con gli orari di proiezione, una presentazione del film che non si limita a ripercorrere e riassumere la trama dando anche un breve giudizio critico.

Le stelle di Celi?

È un film di una regista amatoriale, Lucia Zanettin, prima di questo ha girato Il fronte di fronte, ambientato in una valle trentina durante la Prima Guerra Mondiale e selezionato dal Trento Film Festival. Le Stelle di Celi è la storia di un grande sciatore italiano che durante la preparazione per le olimpiadi si è perso nel bosco ed è stato costretto a farsi amputare le gambe. Uscirà non in distribuzione classica, ma solo per pochi eventi selezionati.

Come mai Tycoon Distribution?

La scena del nichelino ripresa da Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon in originale) di Elia Kazan che funge un po’ da sintesi sul senso del cinema, ovvero non è importante avere un buon contenuto, la storia, ma è altrettanto importante come essa viene raccontata e venduta a chi l’ascolta e la vede. È lo stile che crea il senso.

Qual è il tuo giudizio su Padova sia come realtà studentesca che come bacino culturale?

Per essere una città universitaria risponde troppo poco. Molti eventi funzionano molto bene il primo giorno, ma già qualche giorno dopo registrano un forte calo.

Con questa domanda è tutto, ti ringrazio della chiacchierata.

 

Qui in fondo lascio le informazioni principali di Tycoon Distribution:

via Cesare Battisti, 88, 35121, Padova (PD);
+39 049 751894
www.tycoondistribution.it
tycoondistribution@gmail.com

Una gita al lago: racconti dal festival del cinema d’animazione di Annecy pt. 1

Locandina del Festival e Mercato Internazionale del Cinema d’animazione

Anche quest’anno, dal 12 al 17 Giugno, uno dei principali appuntamenti per gli amanti del cinema d’animazione ha avuto luogo.

La località in cui il festival si è svolto è magnifica, a questo giudizio contribuisce in maniera decisiva il lago incastonato tra piccoli rilievi pieni di rigogliosa vegetazione; questi elementi – com’è facile prevedere – regalano scorci per delle foto ricordo e ampi spazi dove accasciarsi a riposare per trovare un po’ di refrigerio. La temperatura infatti è stata molto alta anche qui nel dipartimento dell’Alta Savoia – che ha come capoluogo proprio Annecy -, appartenente alla regione Ivernia-Rodano-Alpi nel sud della Francia, vicinissimo alla Svizzera – Ginevra è veramente a un passo – e all’Italia. Arrivare da Torino (come nel mio caso) è stato abbastanza semplice e veloce, anche se sono riuscito comunque a sbagliare strada. Ciò ha dato luogo a una piccola disavventura linguistica e non, ma questa è un’altra storia.

Qui si tratterà più di corse pazze e spostamenti leggiadri e calcolati da una sala all’altra, da uno spettacolo all’altro.

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#cineHOT: Tanna (2015) di Martin Butler e Bentley Dean — La natura della tradizione

Il matrimonio, meglio ancora se un buon matrimonio – si pensi al famosissimo incipit di Orgoglio e pregiudizio –, è ciò a cui i genitori di una giovane donzella miravano. E spesso in alcune culture lo stesso matrimonio ha finalità ben diverse, che superano la semplice unione di due persone e la conseguente formazione di un nucleo familiare, arrivando a giocare un ruolo ben più cruciale, come ad esempio l’alleanza o riconciliazione tra più tribù o famiglie o clan etc…

È questo – per essere sintetici – il tema principale su cui ruota la narrazione del film Tanna.

Questo lungometraggio è stato presentato in una sezione autonoma e parallela della Mostra del Cinema di Venezia del 2015, la Settimana della Critica; grazie alla candidatura al premio miglior film straniero agli Academy Awards 2017 ha superato le possibili difficoltà distributive, a cui possono andare incontro produzioni non ad alto o altissimo budget, trovando una localizzazione italiana. A questo proposito va reso grande merito a Tycoon Distribution per aver accettato la sfida e l’onere di distribuirlo nelle sale a partire dal 4 maggio prossimo.

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Estroietta e smarmella [parte III] — Resoconto di un’esperienza al Festival del cinema di Venezia

“Noi negli States – dove io, insomma, lavoro con una frequenza veramente impressionante – non siamo mai abbastanza liberi, c’è sempre un controllo dall’alto, hai capito? Non c’è libertà!”

“No! Io non mi faccio imporre niente, amico mio! Il mio motto sai qual è?”

“No!”

“Qualità o morte!”¹

Pronti, via!

Ci sto prendendo davvero gusto e me sembra (quasi) de esse’ diventato serio.

Proprio per scongiurare quest’impressione e, se possibile, mettere in crisi il mio caro presidente – autoproclamatosi -, dopo che la volta scorsa ho provato a essere ordinato, scegliere un tema, cercare un tono più professionale e via dicendo…

Questa volta andrò a braccio, darò sfogo a me stesso: ma ci sarà un filo a unire i vari paragrafi del post e sarà costituito da tutti i film che più mi hanno impressionato, in senso positivo e negativo.

Tratterò di tutto ciò che della Mostra mi è piaciuto molto e, per converso, di ciò che mi ha fatto più alterare, scattare la cosiddetta “vena grossa”.

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Da Manolas e Torosidis a Desmond Doss e Bashar Al-Assad [parte II] — Resoconto di un’esperienza al Festival del cinema di Venezia

L’anno scorso sono riuscito agilmente a non far coincidere i due eventi, quest’anno mi è andata peggio. Già, perché – lo dirò sottovoce – fine agosto/inizio settembre non significa solo Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia (d’ora in poi “Mostra”), ma anche l’inizio della stagione fantacalcistica¹, il cui evento principale è l’asta, situazione in cui i partecipanti si riuniscono per dare forma alle proprie fantarose.

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Almost serious [parte I] – Resoconto di un’esperienza al Festival del cinema di Venezia

“Qui si mette male”.
Avete presente Occhio di Falco di Aja e Fraction?
Quest’affermazione, per un breve momento, ha fatto capolino nella mia mente mentre concitato e impazzito cercavo di compilare e inviare in tempo la domanda per l’accredito per la Mostra del cinema di Venezia di quest’anno. Era il 7 luglio, a mezzanotte la scadenza e io, ovviamente (non ci vuole un grande sforzo immaginativo), ero in ritardo.
Wifi di fortuna, materiale da inviare salvato su pennetta e dita che turbinano come mai sulla tastiera del pc a cui, in più, si stava anche scaricando la batteria.
Si mette proprio male.
E invece… Risultato finale più che positivo: domanda inviata, tutto finito con addirittura un paio di minuti di anticipo.
Quest’anno le cose le faccio seriamente, per cui: accredito, sistemazione più comoda e vicina alle sedi del Festival e alimentazione e sonno regolari.
Ho davvero avuto la fortuna di avere tutto questo, grazie alla benevolenza altrui, specialmente della mia ragazza, con la quale ho condiviso l’esperienza festivaliera e che ha sopportato la mia (ingombrante) presenza. A lei va un enorme grazie (per questo e altro).

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