CinePhilo

Recensioni cinematografiche

Author: Lorenzo Gineprini

#cineSPECIAL: Inland Empire (2006), dentro il labirinto della mente

“Noi siamo come il ragno.
Intrecciamo la nostra vita e poi ci muoviamo lungo di essa.
Siamo come il sognatore
Che sogna e poi vive nel sogno.
Questo è vero per l’intero universo”

David Lynch lesse questa upanishad per introdurre Inland Empire durante la prima proiezione ufficiale, avvertendo da subito i suoi spettatori dell’avventura onirica a cui stavano per assistere. Nessuno cercherebbe di ricostruire un sogno secondo un ordine razionale rigido o con connessioni logiche stringenti. Del resto già Freud ci aveva avvertito che nel sogno il principio di non contraddizione non vale, che una cosa può voler dire se stessa e il suo contrario. Su internet circolano svariati tentativi di analizzare Inland Empire, prendendo in considerazione addirittura ogni singola sequenza e cercando di ordinarle e chiarirle. Ma per capire quanto questo tentativo sia frustrante e inutile basta pensare che Lynch girò il film senza sceneggiatura, inventandosi le scene di volta in volta.
Inland Empire è un film labirintico e affascinante, forse il più complesso di Lynch, che non si può ridurre semplicemente a un rompicapo da decifrare. A proposito dell’interpretazione dei suoi film Lynch ha detto in un’intervista “la spiegazione di chiunque non sarà forse simile alla mia, ma non importa”. Abbandonare l’esigenza di un’interpretazione oggettiva per lasciarsi andare alle suggestioni personali è quindi una condizione fondamentale per apprezzare quest’opera.

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#CineHot: La La Land — Non è la solita commedia d’amore

Perché La La Land non è solo l’ennesimo prodotto di consumo hollywoodiano:

La La Land è probabilmente il film più pompato da che io ne abbia memoria. Ancora prima che il film uscisse, l’immagine di Emma Stone e Ryan Gosling che volteggiano su uno sfondo blu ci ha colonizzato la mente, riempiendo banner su facebook e cartelloni pubblicitari. Le 14 nomination agli Oscar, poi, hanno creato un mito ancora prima che il film fosse nelle sale.
Insomma è impossibile non andare a vedere La La Land con una buona dose di pregiudizi. E i miei non erano particolarmente positivi. Sarà perché gioco a fare il critico cinematografico e quindi ne devo pur rispettare gli stereotipi. E si sa che i critici non sono mai teneri con le commedie d’amore hollywoodiane. Sarà che Ryan Gosling è un gran bel figliolo, ma da qui a considerarlo un attore da Oscar ce ne passa. E un po’ come se dicessi che Carlo Verdone è il mio feticcio erotico solo perché mi fa molto ridere. Sarà poi che i musical se non sono fatti bene, con canzoni dosate e adatte alla situazione, diventano subito noiosi. E un bel musical non lo vedevo dai tempi di Chicago.

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#CineHot: Juste la fin du monde (2016) di Xavier Dolan — Home is where it hurts

In “È solo la fine del mondo”Xavier Dolan torna a parlare di conflitti familiari, ma non riesce a raggiungere le vette emotive dei passati lavori

Xavier Dolan ritorna al suo tema preferito: la famiglia come luogo di amore e dolore, che attrae con la sua promessa di calore ma finisce per strozzare con le sue rivendicazioni e i suoi problemi.
In Mommy e J’ai tué ma mère il giovane regista canadese si concentrava solo su uno dei rapporti famigliari, quello tra madre e figlio. È solo la fine del mondo è un’opera più ambiziosa, che vuole mettere in scena contemporaneamente più conflitti. Louis è un drammaturgo di successo, che torna in famiglia dopo 12 anni di assenza per annunciare di essere malato. Nella sua casa di provincia trova la madre, la sorella più piccola, che non ha mai conosciuto davvero, e il fratello più grande con sua moglie.

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#CineHot: Animali notturni — La violenza che striscia sotto il mascara

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Può uno stilista affermato essere anche un ottimo regista? Tom Ford è uno dei volti più noti della moda, ex direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent e fondatore nel 2006 di un suo marchio di successo. Esordisce al cinema nel 2009 con A Single man, opera di un’eleganza malinconica ma a tratti manieristica, persa dietro a una ricerca dell’inquadratura perfetta che rendeva il film un po’ freddo. In Animali notturni invece l’estetica dark di Ford è messa al servizio di una storia potente, quella di una vendetta d’amore attuata attraverso la letteratura.

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#SerialKiller: Narcos — il relativismo morale tra i signori della droga colombiani

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“In Colombia ho imparato che il bene e il male sono concetti relativi”

Di per sé quello dell’agente Murphy non è un pensiero originale, non è lui ad aver scoperto per primo il relativismo etico . Ma il merito della serie tv di Netflix è quello di trasferire sullo schermo con estremo equilibrio questa visione della morale.

Spesso i film o le serie sui criminali finiscono per esaltarli, facendo simpatizzare il pubblico per loro, spettacolarizzandone i delitti. Questa è per esempio la critica che è stata spesso mossa alla serie tv Gomorra, non del tutto a torto. Ma per quanto il Pablo Escobar di Narcos abbia un indubbio carisma, la serie tv ce ne mostra anche gli aspetti più spiacevoli.

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#CineBit: Eyes Wide Shut (1999) — Un doppio sogno nelle misteriose regioni del desiderio

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Alice e William sono una coppia giovane e attraente, hanno una bella bambina e un progetto di vita condiviso. Non è un caso che Stanley Kubrick abbia voluto per interpretarli due attori realmente sposati, che vivessero questa condizione e potessero trasferirla sullo schermo, contaminandola con i loro sentimenti reali. Due attori, Nicole Kidman e Tom Cruise, che all’epoca erano una delle coppie più famose e invidiate del mondo.

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