CinePhilo

Recensioni cinematografiche

Author: mfulvio

#cineBIT: Il piccolo principe (Mark Osborne – 2015)

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Il piccolo principe di Mark Osborne (2015) è un bel film ignorato dalla grande critica, come spesso accade per molti lavori provenienti oltralpe, dalle case di produzione francesi (a mio parere le migliori d’Europa).
Riportare il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry del 1943, ormai classico dell’immaginario di grandi e bambini, in ogni angolo del mondo, non era assolutamente facile, così come accade quando si va a trasformare in materiale cinematografico un famoso testo scritto. La Walt Disney è maestra in queste operazioni e nonostante ciò, spesso finisce nelle spire di critici improvvisati e non, i quali pretenderebbero più fedeltà.

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#FuocoIncrociato: La La Land – Il musical dedicato ai folli e ai sognatori

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La La Land
 a furor di popolo è il film uscito trionfante dalla serata degli Oscar 2017, rischiando persino di vincere il titolo di Miglior Film dell’anno, salvo essere beffati da un errore grossolano, per cui Jimmy Kimmel ha risollevato una serata abbastanza normale e con pochi picchi emozionali. Ma che film è La La Land? Proviamo a scoprirlo.

Damien Chazelle, dopo il suo Whiplash, capisce che il momento è quello giusto per forzare la mano e puntare in alto, così, nel 2016 (2017 in Italia) esce nelle sale La La Land, che nel giro di pochi giorni è parodiato in ogni dove, ma con grande affetto; mentre la canzone principale City of Stars riempie di sogni e malinconia tutti quelli che la cantano.

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#FuocoIncrociato: Your Name — Il romanticismo nello spazio-tempo

Your Name, film appena passato per le sale cinematografiche per soli tre miseri giorni (con la notizia fresca di un possibile ritorno per un ulteriore giorno), è l’ultima fatica di Makoto Shinkai, regista che ho potuto apprezzare con il film Viaggio verso Agartha del 2011, ma che ha decisamente compiuto passi da gigante da quella data lontana.

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#cineHOT: Oceania – L’eroismo del singolo votato al collettivo

Oceania il 56° Classico Disney, ancora per poco nei cinema, è l’ultima fatica di una coppia di registi ormai rodata: Ron Clements e John Musker.

Quando meno te l’aspetti ecco che rispunta la Disney! Il 2016 è stato un anno fruttuoso per i Walt Disney Animation Studios, prima con Zootropolis con i giovani Byron Howard e Rich Moore, lontani dall’esperienza di Clements e Musker (insediatisi in quella generazione superlativa che venne dopo i famosi “nine old man”) e successivamente con Oceania, film diretto da quest’ultimi.
Il primo già vincitore di un Golden Globe come miglior film d’animazione, il secondo lo segue a ruota nelle candidature. Peccato manchi il contraltare della Pixar per dare un po’ di brio alle quotazioni del vincitore degli Oscar 2017. In ogni caso, ecco la Disney che piace e convince: con un Zootropolis ancora troppo ridondante e troppo fissato nel voler apparire come un film moralistico e moderno in superficie, ma che, per fortuna, mantiene alcuni messaggi di fondo che lo rendono affascinante e un Oceania che ripesca il meglio delle formule Disney classiche, per modernizzarle. Da un lato, il: «Try Everything»; che viene ripetuto fino alla nausea nella frenesia di una metropoli, dall’altro un messaggio più tacito fra le onde dell’Oceano Pacifico.

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#CineBit: Les Saisons – L’epoca d’oro della foresta

Les Saisons (Jacques Perrin, Jacques Cluzaud; 2016), ovvero Le stagioni, è un documentario franco-tedesco che si propone, per dirla brevemente, di narrarci la nascita delle stagioni ed il loro scorrere dalla fine dell’era glaciale, fino ai giorni nostri, in cui proprio le quattro stagioni, diventano sempre più indefinite, a partire da quelle transitive come primavera e autunno. È dunque un film che parte con un’enorme pretesa narrativa — volendo coprire migliaia di anni di storia terrestre — e che potrebbe incorrere in molti problemi di messa in scena, eppure, non ho timore ad affermare che questo documentario è non solo riuscito nel suo intento, ma ha portato in scena l’assoluta complessità e semplicità della natura stessa, fornendo una buona narrazione e connessione con lo spettatore.

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