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Recensioni cinematografiche

Author: pellicoleincontroluce

#CineBit: In guerra per amore di Pif. La “iena” che ride e commuove

Il sentimento che tutto move, e la più ignobile delle nefandezze umane. Come si può portare l’amore nel bel mezzo della guerra? Solo un ingenuo sognatore come Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto: regista, attore, conduttore televisivo e radiofonico) poteva riuscirci.

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#CineBIT: “Cloud Atlas” — Tempo, Verità, Libertà

Ha suscitato scalpore e curiosità – non solo nel mondo della settima arte – la recente notizia della “metamorfosi” delle sorelle Wachowski. Infatti, ora anche Andy (nato Andrew) ha rivelato la sua “evoluzione” come Lilly. In passato era stato il fratello maggiore, ossia Larry (nato Laurence) a trasformarsi in Lana. I due geniali cineasti di Chicago, divenuti famosi dopo aver diretto la spettacolare trilogia di The Matrix, sono perciò usciti allo scoperto facendo pubblicamente outing e palesandosi come donne transgender. Cambiare corpo per trovare la propria identità: la saga degli ex fratelli Wachowski sembra già di per sé una intrigante sceneggiatura per un eccentrico movie hollywoodiano.

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#cineBIT: L’arbitro — I “fischietti verdi” di Paolo Zucca

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Commedia in bianco e nero grottesca e a tratti surrealista, per quanto aderente alla realtà dei fatti – nel bene e nel male – del dio pallone. L’arbitro racconta infatti, con sagace tono tragicomico, (anche) gli scandali che nei primi anni duemila (in maniera preponderante) hanno scosso Calciopoli e l’opinione pubblica del Bel Paese, quando la cronaca nera ha sostituito la telecronaca. Tanto che alcune frasi dei dialoghi pronunciati da certi personaggi del film – membri di varie cricche e cupole – paiono invero citazioni dirette di intercettazioni telefoniche, estrapolate alla lettera dai fascicoli giudiziari delle inchieste.

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#cineBIT: The Wolf of Wall Street: il “lunedì nero” dell’antropologia capitalistica

Scena del film The Wolf of Wall Street (2013) di Martin Scorsese

Ecco la schizofrenia del virtuale mondo della finanza al tempo dell’ultracapitalismo. Il lungometraggio The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese è in ultima istanza un western ambientato agli esordi del WWW: da World Wide Web a World Wild West. Dove l’irrazionalità delle transizioni finanziarie iperliberiste è spiattellata sulle pupille dello spettatore a colpi di bolle speculative su valute e valori – i nuovi proiettili della Borsa; i nuovi bubboni della peste occidentale postmoderna.

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#cineBIT: Inside Out: esplorando il cosmo umano

Scena del film Inside Out (2015) di Pete Docter e Ronnie del Carmen

«Ma che cos’hai nella testa?». Quante volte ci hanno fatto questa domanda, specialmente durante la nostra giovinezza! Cosa c’è nella testa di una ragazzina di 11 anni: è ciò che cerca di mostrare questo assoluto capolavoro d’animazione della Pixar. “Inside out” è infatti in gran parte ambientato all’interno dell’apparato biopsichico della protagonista, di nome Riley, figlia unica di una coppia appartenente alla middle class statunitense. La struttura architettonica del film si regge, in particolare, su uno schema a specchio, potremmo dire, in cui le scene esterne (situazioni di vita comune) vengono osservate da un punto di vista decisamente inusuale, ossia da dentro la nostra macchina corporea e spirituale, appunto.

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#cineBIT: Wall-e: una distopia d’animazione

 Scena del film Wall-e (2008) di Andrew Stanton

Wall-e si può definire un cartone animato distopico: un’altra perla inanellata dalla Pixar in quel filone di cartoon per adulti molto pregevoli. Il protagonista è un piccolo robottino che si aggira tra i resti di un mondo futuro (prossimo?) muto e devastato, ricoperto da grattacieli di immondizia, in compagnia di una blatta che lo segue ovunque. Esso/egli è un automa addetto alla rimozione dei rifiuti, ma dotato di una Spiritualità Intelligente, potremmo dire, contrassegnata da uno sguardo malinconico. Wall-e sembra infatti provare compassione per gli oggetti che non servono più, e adora la scena d’amore di un vecchio film in videocassetta – simbolo di un passato ormai estinto. La sua solitaria rutine è spezzata dall’arrivo di Eva, robot avanguardistico e super efficiente, inviato da un’astronave con la missione di cercare forme di vita sulla Terra.

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#cineBIT: Birdman, ovvero il piano sequenza inclinato dell’esistenza

 Scena del film Birdman (2014) di Alejandro González Iñárritu

Ci sono opere d’arte che meritano forse più di altre questo nome. Sono quelle che, una volta fruite, permettono al beneficiario di effettuare un salto gestaltico: sia nella percezione estetica del corrispettivo ambito in cui esse si collocano (cinema, pittura, musica ecc.) sia nel più generale campo dell’esistenza. Restringendo il nostro raggio di analisi, possiamo dire che ci sono film che rapiscono fin dai primi secondi di proiezione, rendendo lo spettatore consapevole di trovarsi davanti a un capolavoro. Birdman del regista messicano Iñárritu è senz’altro uno di questi. Ammetto di essere entrato in sala prevenuto, dal momento che la notizia della vittoria agli Oscar 2015 della pellicola in questione (aggiudicandosi ben quattro statuine) era stata data il giorno stesso della proiezione a cui ho assistito. Tuttavia, anche se ovviamente non posso provarlo empiricamente, credo proprio che i miei giudizi sarebbero stati comunque entusiasti, al di là dei premi vinti.

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