Suburbicon è il posto in cui ciascuno di noi vorrebbe vivere, o almeno chiunque creda nella favola del sogno americano nella sua veste più tradizionale. Chi ci vive lo sa e si sente un privilegiato, lucida per bene la sua macchina costosa, cura il prato perché rimanga ogni giorno alla stessa altezza, perfetto. Ha una casa e una moglie color pastello e vuole che tutti i suoi vicini gli somiglino, non vengono tollerate storture. Così, quando in una delle tante villette a schiera (una distesa ipnotica, che continua a perdita d’occhio) si trasferisce una famiglia diversa, per colori e abitudini, il quartiere entra in subbuglio e il disastro pare assicurato. Il diverso non può essere che una macchia, da cancellare il prima possibile per riportare tutto alla consueta lucentezza. Se una sera la famiglia Lodge viene assalita da due malviventi, tutti i suoi membri legati e narcotizzati con il cloroformio, non sembra esserci altra soluzione: la nuova coppia, i due afroamericani, i neri non possono che essere i responsabili. Prima del loro arrivo certe cose non succedevano. Alla polizia non resta che indagare, per dimostrarlo.

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