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Recensioni cinematografiche

Category: #FuocoIncrociato (Page 2 of 2)

#FuocoIncrociato: The Danish Girl: questione di sguardo

Ero impaziente di vedere The Danish Girl da almeno un anno, da quando cioè le prime foto di Eddie Redmayne nei panni di Lili Elbe hanno cominciato a circolare su Internet. Ora, dopo la visione, posso dire che le mie aspettative sono state in buona sostanza soddisfatte. La trasformazione di Redmayne è stupefacente e la sua interpretazione della protagonista è magistrale. Notevole risulta anche la prova d’attrice di Alicia Vikander, la quale, nei panni di Gerda Wegener, si è aggiudicata l’Oscar alla migliore attrice non protagonista. Tuttavia, la vicenda dell’artista danese su cui si impernia la storia mi ha lasciata con qualche dubbio che proverò qui ad esporre.

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#FuocoIncrociato: The Danish Girl

 Scena del film The Danish Girl (2016) di Tom Hooper

Ho sempre creduto fermamente nel potere della narrazione. Il racconto, qualunque forma esso assuma, non è soltanto invenzione, finzione, creatività: spesso è un modo di porci in contatto con esperienze a noi estranee, differenti, con punti di vista che non potremmo diversamente avvicinare. Ci sono romanzi e film che sanno metterci in dialogo con l’alterità, che sanno porre in dubbio le nostre certezze rendendoci, se non addirittura più umani, senza dubbio meno inclini al pregiudizio. The Danish Girl (2015), film di Tom Hooper con Eddie Redmayne e Alicia Vikander (che ha recentemente ottenuto il premio Oscar come miglior attrice non protagonista proprio per The Danish Girl) è uno di questi racconti.

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#FuocoIncrociato: Il comunismo di Dalton Trumbo

 Scena del film Trumbo (2015) di Jay Roach

“L’ultima parola” di Jay Roach è un film che narra la storia vera di Dalton Trumbo, sceneggiatore americano tra i più talentuosi degli anni ’40 a Hollywood, successivamente caduto in miseria a causa della sua fede comunista. Il film, che oscilla continuamente tra il comico e il drammatico, ricostruisce magistralmente l’atmosfera sfarzosa e lussuosa degli ambienti hollywodiani dell’epoca, permettendo allo spettatore di sbirciare non solo dietro la macchina da presa, ma soprattutto di entrare nel mondo di attori e registi, uomini in carne e ossa, perlopiù conformisti, talvolta capaci di vivere anche fuori dal set cinematografico e lottare per ideali reali.

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#FuocoIncrociato: La leggenda del santo fumatore

 Scena del film Trumbo (2015) di Jay Roach

«Sì, ho da dire che sono innocente, in tutta la mia vita non ho mai rubato e non ho mai ammazzato. Non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto, primo fra tutti lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. E se c’è una ragione per la quale sono qui è questa e nessun’altra. Una frase, una frase signor Kezman mi ritorna sempre alla mente: “Lei signor Vanzetti è venuto qui nel paese di Bengodi per arricchire!” È una frase che mi dà allegria, io non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando; sto soffrendo e pagando per colpe che effettivamente ho commesso: sto soffrendo e pagando perché sono anarchico — e mi sun anarchic! —, perché sono italiano, e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi per due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto! Nicola Sacco, il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui, ma quante volte, quante volte guardandolo, pensando a lui, a quest’uomo che voi giudicate ladro e assassino e che ammazzerete.
Quando le sue ossa non saranno che polvere e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato mai detto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco sarà ancora vivo nel cuore della gente. Noi dobbiamo ringraziarli, senza di loro non saremmo morti come due poveri sfruttati: un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati.»

— Dal film Sacco e Vanzetti (1971) di Giuliano Montaldo

Iniziare un testo con un rimando ad un altro testo non è cosa affatto originale. Non si tratta, spesso, di cercare relazioni tra i due: somiglianze. Non si cerca nemmeno di mettere in luce differenze. Come si potrebbe tentare di avvicinare, anche solo per trovare una comunanza, due film tanto diversi, scritti e girati a distanza di anni, come Sacco e Vanzetti di Montaldo e Trumbo (“tradotto” in italiano con L’ultima parola — La vera storia di Dalton Trumbo) di Jay Roach? Operiamo una selezione nella diffusione delle scene.

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#FuocoIncrociato: La purificazione di Saul

 
 
Immagine del film Saul fia (2015) di László Nemes

 

Prendiamo le mosse da un’inquadratura sfocata. Pensata o impensata la sfocatura permane all’interno del suo quadro di ripresa: il suo spazio. Lo spazio è diviso da un fuoco e da un fuori-fuoco ed è su quest’ultimo che ci concentreremo maggiormente. Corpi coperti da un velo di nebbia, corpi morti indistinguibili, ma cos’è questa indistinguibilità? Rendere indistinguibile un corpo dall’altro, renderlo parte di un tutto omogeneo, di un Uno che funge da sfondo e dal quale a risaltare è solamente l’Unico, l’individuo, il caratterizzato — anche se in maniera sommaria e approssimativa. Saul fia, nella sua retorica, ricorda i passaggi heideggeriani dei Bremer und Freiburger Vorträge; in modo particolare quella conferenza dal titolo L’impianto in cui «il pezzo (Stück) è qualcosa di diverso dalla parte (Teil). La parte si spartisce con altre parti nell’intero e gli appartiene. Invece il pezzo è separato, e lo è in quanto pezzo che è addirittura segregato dagli altri pezzi»¹.

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#FuocoIncrociato: L’espiazione di Saul

 Scena del film Saul fia (2015) di László Nemes

Che la mia primissima recensione in assoluto riguardasse un film sull’Olocausto, non può assolutamente essere un caso. Sin da bambina, per quanto possa suonare ingenuo, il tema della Shoah mi ha sempre lasciato attonita; l’efficienza e la spietatezza della macchina nazista non possono passare inosservate, specie quando si realizza che un evento storico di tale portata ha avuto luogo appena ottant’anni fa — in un presunto posto civilizzato quale l’Europa. La radicale politica antisemita tedesca era ben più di un sentito dire in tutto il continente, eppure le vessazioni subite dagli ebrei — e dalle minoranze etniche e sociali — sono rimaste impunite durante l’intero corso del regime nazista. Ancora oggi faccio molta fatica a concepirlo, nonostante abbia divorato libri e visto documentari e film di ogni sorta. I confini de “la soluzione finale” attraversano trasversalmente una serie di nozioni che noi oggi diamo per scontate; il concetto stesso di “dignità umana” è stato annientato con una semplicità disarmante. Chi dice che sull’Olocausto si è scritto e detto fin troppo è la conferma antropomorfa del fatto che evidentemente non si sia detto ancora abbastanza.

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