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Recensioni cinematografiche

Tag: valerio timpanaro

#CineHot: Doctor Strange — Filosofia Classica Tedesca in CGI

“Strange” é in effetti l´aggettivo che meglio descrive l’ultima pellicola della Marvel. Prima di tutto è strano che questo film della Marvel non mi abbia fatto venire voglia di alzarmi dalla bassa e scomoda sediolina blu del cinema Rollberg di Berlino. É un sentimento a cui ho fatto ormai l´abitudine per i film del genere (non tutti, sia ben chiaro); i tedeschi lo chiamano Fremdschämen: quel senso di imbarazzo per un´azione compiuta da qualcun altro a cui si deve assistere, inermi. Si deve perché i film della Marvel costituiscono – che piaccia o no – il mainstream cinematografico americano, quel grande contenitore polarizzato tra un´esplosione reale ma esagerata e un effetto speciale finto ma dalla banalità, appunto, imbarazzante. Doctor Strange – appena uscito nelle sale di tutto il mondo – trova inaspettatamente un posto di rilievo in questa vasta area.

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#GenderTroubles: The Woman – Mulier mulieri lupa

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Il genere horror non si è mai risparmiato nell’utilizzare una vasta gamma di figure femminili, rese come stereotipi a seconda delle esigenze: la donnicciola dallo spavento facile e la indomita cacciatrice di streghe; la blonde chick ingenua, tra le prime a morire per mano del serial killer di turno, e la sagace e misteriosa ragazza che è in grado di mettersi in contatto con l’aldilà; la bambina che scorrazza impaurita per una città abbandonata e quella che emerge minacciosa dallo schermo. The Woman – horror americano del 2011 di Lucky McKee – non solo utilizza alcuni di questi stereotipi, ma li esagera fino a dilaniarli, lasciandone allo spettatore dei miseri brandelli.

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#SerialKiller: Knights of Sidonia (2014) — Talk to me, alien!

336d527dac0fd00957778b85c30560fc18fb78bcGli anime appaiono spesso allo spettatore occidentale come degli insiemi simbolici in cui è difficile ritrovare il filo di un´interpretazione univoca, un messaggio morale chiaro o una critica ad un bersaglio facilmente individuabile. Se però questo insieme può talvolta risultare una mera accozzaglia con un valore estetico, talvolta esso lascia trasparire contenuti profondi, frutto di un’intuizione condivisibile da un più largo pubblico di quello previsto inizialmente dalle produzioni nipponiche: gli adolescenti.

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