CinePhilo

Recensioni cinematografiche

Tag: #cinehot

#CineHot: Toni Erdmann (2016) di Maren Ade — Risus abundat in ore sapientium

C’era una volta un tedesco. O forse erano due. Uno di certo è Walter Benjamin.
Il celebre autore dell’incompiuto Passagenwerk, all’interno del suo polimorfo e a tratti criptico sistema ha dato alla luce, tra gli altri, un concetto chiave che tiene assieme certo messianismo ebraico e certa filosofia della storia dalla eco marxista-rivoluzionaria: la Jetztzeit; il tempo-ora, un momento unico, speciale, nel tempo eppure fuori di esso in quanto cairologico (qualitativo) e non cronologico (quantitativo). Un momento, ancora, in cui si dà un arresto del tempo storico (sfera messianica) atto al sovvertimento dell’ingiustizia perpetuata dai vincitori sui vinti (sfera marxista-rivoluzionaria).
C’era un tedesco, dunque. O forse erano due – si diceva. Già, poiché il secondo è Maren Ade, la brillante regista acclamata in numerosi festival internazionali che ha completato l’anno scorso il suo terzo lungometraggio, ovvero quel gioiello filmico – in questi giorni di tardiva distribuzione nelle nostre sale – che risponde al nome di Toni Erdmann (in italiano localizzato con la vertiginosa traduzione Vi presento Toni Erdmann – nel Bel Paese ci si preoccupa sempre tanto tanto che l’umile spettatore medio possa non cogliere certe sfumature, sapete com’è…).

Read More

#CPmeetsTBU: Trainspotting 2 (2017): Turisti nella propria giovinezza

1996, Inghilterra. Diciassette anni di Partito Conservatore al potere e altrettanti di grave recessione dell’industria cinematografica british, la peggiore mai affrontata dai tempi del muto. Nei primi anni Novanta l’offerta nelle sale prevedeva film in costume o commedie romantiche: da un lato, gli adattamenti di Shakespeare di Kenneth Branagh, quelli di Jane Austen di Ang Lee e Douglas McGrath, La pazzia di Re Giorgio di Nicholas Hytner (1994); dall’altro, Richard Curtis e il suo Quattro matrimoni e un funerale (1994). Eccezion fatta per Ken Loach, la sudicia abiezione veniva vergognosamente celata sotto colletti di pizzo e abitudini borghesi.

Read More

#CineHot: Paterson

Non è semplice scrivere di Paterson, ultima fatica di Jim Jarmusch. Non perché si tratti di un film enigmatico, indecifrabile e dai riferimenti oscuri, ma perché è un film talmente semplice, nel suo svolgimento e nelle sue tematiche, da lasciare spiazzati. Come può, in quest’epoca contrassegnata da imprevedibili e vorticosi cambiamenti, esistere un film del genere, aggressivamente ordinario nella scelta dei protagonisti e dei temi che sviluppa?

Read More

#CineHot: Animali notturni — La violenza che striscia sotto il mascara

15311398_10209645105478433_424370893_o

Può uno stilista affermato essere anche un ottimo regista? Tom Ford è uno dei volti più noti della moda, ex direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent e fondatore nel 2006 di un suo marchio di successo. Esordisce al cinema nel 2009 con A Single man, opera di un’eleganza malinconica ma a tratti manieristica, persa dietro a una ricerca dell’inquadratura perfetta che rendeva il film un po’ freddo. In Animali notturni invece l’estetica dark di Ford è messa al servizio di una storia potente, quella di una vendetta d’amore attuata attraverso la letteratura.

Read More

#CineHot: Sausage Party — Vorrei ma non porno

Volgendo lo sguardo ad alcune produzioni di cartello dell’ultimo lustro, è possibile divertirsi a trovare un interessante filo conduttore: la messa in scena dell’osceno. Non che l’eros o la pornografia stessa in precedenza fossero estranei al mezzo cinema, ma in questi anni si è potuto assistere a una graduale profanazione delle sale, arrivando a veder vacillare veri e propri pilastri del politically correct: si pensi all’operazione effettuata da Korine in Spring Breakers, con delle soubrette Disney coinvolte in uno psichedelico baccanale di un’ora e mezza; o ancora al film-evento Nymphomaniac, la cui presentazione mediatica e il nobile lignaggio distanziano in partenza da qualunque pioniere settantiano. In definitiva si contano moltissimi casi di lungometraggi in cui, fuoriuscendo dalla nicchia autoriale che un tempo lo vedeva recluso, il sesso viene sdoganato come componente protagonista — ed esplicita — della narrazione, differenziandosi pure da quei tentativi ammiccanti che si sono da sempre susseguiti nelle pellicole di genere. Non è quindi così strano che due sceneggiatori capaci come Seth Rogen e Evan Goldberg decidessero di fare un ulteriore passo in questo senso, proponendo un film d’animazione dal concept estremo e nondimeno brillante.

Read More

#CineHot: Frantz (2016) — Mendaci memorie

Eppure qualcuno è sopravvissuto per raccontare la nostra storia. Poco importa se quel qualcuno, almeno uno o forse il solo, giochi un poco con la propria immaginazione. Quasi a dire che l’unico valore di verità è nella finzione e la realtà non ne ha, al contrario, alcuno. Frantz, film di François Ozon, presentato quest’anno alla Mostra del cinema di Venezia, lega insieme il tema del testimone e quello del fantasma — attraverso la memoria. 

Read More

#CineHot: Io, Daniel Blake — Dramma e denuncia nel film Palma d’oro di Ken Loach

Se non ne avete ancora avuto l’occasione, andate al cinema a vedere Io, Daniel Blake. È la storia di un carpentiere inglese che, dopo aver smesso di lavorare a causa di un problema cardiaco, cerca in tutti i modi di ottenere il sussidio di invalidità, trovandosi a fare i conti con uno Stato ormai ridotto a mera macchina burocratica e vessatoria.

Read More

#CineHot: Cafè Society – La leggerezza malinconica del racconto

CS1

I film di Woody Allen sono una certezza. I suoi fan più fedeli attendono per tutto l’anno il momento in cui prenderanno posto su una poltrona del loro cinema preferito: come un rito antico che si ripete sempre uguale, appariranno sullo schermo i titoli di testa in Windsor, echeggeranno nella sala le prime blue note della colonna sonora che, dopo il written and directed by, lentamente sfumeranno per svelare la prima inquadratura… che questa volta ci catapulta indietro negli anni Trenta. Ed è un piacere per gli occhi e le orecchie.

Read More

#CineHot: American Pastoral — Effetti di perfezione

«Mi hai trasformata nella tua principessa. E ora dove sono andata a finire? In un manicomio.»

Qualora qualcuno ci chiedesse quale fosse la domanda ineludibile dell’ultimo secolo, probabilmente, in pochi si arrischierebbero nel tentare una risposta come questa: «Che cos’è l’America?». Si potrebbe provare a reagire a una simile provocazione attraverso le parole di Jean Baudrillard. L’America sarebbe, in questo modo, un’utopia realizzata, o meglio, la radicalizzazione dell’esigenza utopica europea e la sua materializzazione immediata nel lavoro, nei costumi e nello stile di vita. Per questo ogni vita appare simile ad uno spot televisivo o a una pellicola, con tanto di colonna sonora? Sarà dunque possibile pensare l’America, o anche solo citarla, senza essere costretti e quasi aggrediti dall’esigenza di porre il problema della perfezione? Pastorale americana — il romanzo bestseller di Philip Roth — e American Pastoral — film di Ewan McGregor ispirato al romanzo — hanno per antecedente oscuro esattamente questo problema. 

Read More

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén