Volgendo lo sguardo ad alcune produzioni di cartello dell’ultimo lustro, è possibile divertirsi a trovare un interessante filo conduttore: la messa in scena dell’osceno. Non che l’eros o la pornografia stessa in precedenza fossero estranei al mezzo cinema, ma in questi anni si è potuto assistere a una graduale profanazione delle sale, arrivando a veder vacillare veri e propri pilastri del politically correct: si pensi all’operazione effettuata da Korine in Spring Breakers, con delle soubrette Disney coinvolte in uno psichedelico baccanale di un’ora e mezza; o ancora al film-evento Nymphomaniac, la cui presentazione mediatica e il nobile lignaggio distanziano in partenza da qualunque pioniere settantiano. In definitiva si contano moltissimi casi di lungometraggi in cui, fuoriuscendo dalla nicchia autoriale che un tempo lo vedeva recluso, il sesso viene sdoganato come componente protagonista — ed esplicita — della narrazione, differenziandosi pure da quei tentativi ammiccanti che si sono da sempre susseguiti nelle pellicole di genere. Non è quindi così strano che due sceneggiatori capaci come Seth Rogen e Evan Goldberg decidessero di fare un ulteriore passo in questo senso, proponendo un film d’animazione dal concept estremo e nondimeno brillante.

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