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Recensioni cinematografiche

Tag: ruggero m. coppola

#CineHot: Blade Runner 2049 (2017) — Ma gli androidi sognano sequel perfetti?

Se ci si proponesse di individuare dei topoi nella rosa delle produzioni tele-cinematografiche contemporanee, verrebbe immediatamente in luce la tendenza, in voga soprattutto negli ultimissimi anni, a riprendere brand e progetti risalenti al periodo 80-90; a cominciare dai tentativi di rilancio più velleitari e spudoratamente commerciali –si pensi al nuovo Ghostbusters o alla svilente trasposizione live-action di Ghost in the Shell–, passando per operazioni più compiaciute e ricche di fanservice –tra cui spicca il buon Sam Raimi con Ash vs Evil Dead– e arrivando infine a prosecuzioni d’autore vere e proprie –è il caso Mad Max: Fury Road e della terza stagione di Twin Peaks–. Archiviati il retrò e il vintage in senso stretto, il comune denominatore stilistico di questi nuovi anni dieci sembrerebbe riassumibile, nel bene e nel male, nella parola-chiave nostalgia.

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#CineHot: Sausage Party — Vorrei ma non porno

Volgendo lo sguardo ad alcune produzioni di cartello dell’ultimo lustro, è possibile divertirsi a trovare un interessante filo conduttore: la messa in scena dell’osceno. Non che l’eros o la pornografia stessa in precedenza fossero estranei al mezzo cinema, ma in questi anni si è potuto assistere a una graduale profanazione delle sale, arrivando a veder vacillare veri e propri pilastri del politically correct: si pensi all’operazione effettuata da Korine in Spring Breakers, con delle soubrette Disney coinvolte in uno psichedelico baccanale di un’ora e mezza; o ancora al film-evento Nymphomaniac, la cui presentazione mediatica e il nobile lignaggio distanziano in partenza da qualunque pioniere settantiano. In definitiva si contano moltissimi casi di lungometraggi in cui, fuoriuscendo dalla nicchia autoriale che un tempo lo vedeva recluso, il sesso viene sdoganato come componente protagonista — ed esplicita — della narrazione, differenziandosi pure da quei tentativi ammiccanti che si sono da sempre susseguiti nelle pellicole di genere. Non è quindi così strano che due sceneggiatori capaci come Seth Rogen e Evan Goldberg decidessero di fare un ulteriore passo in questo senso, proponendo un film d’animazione dal concept estremo e nondimeno brillante.

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#cineHOT: The Witch — Tratto da una storia nera

Se un genere su tutti può dirsi eclettico e cangiante, tale primato va senz’altro a premiare il cinema horror; in questo senso avvicinandosi alla visione di The Witch era d’obbligo una certa cautela iniziale. Di primo acchito gli elementi che la pellicola fornisce sembrano perfettamente stereotipati: una famigliola indifesa, un luogo isolato e lugubre, un pervasivo retaggio religioso e un titolo che lascia poco all’immaginazione. Dunque tanta angoscia e sporadici sussulti sulla poltrona, questa la formula più probabile; ma naturalmente la prima impressione è spesso la più fuorviante. Rinchiudere The Witch nelle pur larghe maglie del genere horror sarebbe ingeneroso: Eggers, al suo debutto, si presenta con un film che rinuncia a soddisfare ogni più gretta pretesa del pubblico, e piuttosto si concentra su un realismo maniacale al limite dell’inquietante –si leggano a tal proposito le stesse dichiarazioni dell’autore– che rende principe la componente storico-filologica.

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